Niente corteo, l’ex ministro della Difesa Guerini sceglie il silenzio e la bandiera ucraina

Nel profilo Facebook dell’esponente Pd lodigiano sabato è comparsa un’immagine che vale più di mille parole

Niente corteo, l’ex ministro della Difesa Guerini sceglie il silenzio e la bandiera ucraina

Andrea Bagatta

Alla piazza, alle piazze, ha preferito la tranquillità della sua Lodi. Né in manifestazione per la pace, né in contro-manifestazione per l’Ucraina. L’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha scelto di manifestare a modo suo, e sabato nel suo profilo Facebook è comparsa un’immagine di profilo temporanea con la bandiera dell’Ucraina. Nel suo solito stile fatto di poche parole, questa volta non ne ha proprio avuto bisogno, e un’immagine è valsa più di tanti discorsi. Così, mentre il Pd si divideva tra le due piazze, quella romana e quella milanese, l’ex ministro e l’ex sindaco ha scelto ancora una volta uno stile sobrio, anche se per nulla ambiguo.

È significativo che Guerini abbia scelto di stare alla larga dalla grande manifestazione pacifista di Roma, ma abbia deciso di non andare nemmeno a Milano al corteo pro-Ucraina, dove pure era presente Alessandro Alfieri, esponente della stessa corrente dell’ex sindaco di Lodi Base Riformista. Già la politica di Guerini non è quella della piazza, men che meno lo è su un tema su cui da sempre l’ex ministro predica prudenza e discrezione. Il suo pensiero è chiaro, e lo ha ribadito più volte pubblicamente: «La guerra russo-ucraina è una guerra di aggressione, e consentire all’Ucraina di difendersi significa stare dalla parte del diritto internazionale e della libertà e autodeterminazione dei popoli». Da qui le cinque firme su altrettanti provvedimenti per l’invio delle armi italiane in Ucraina negli scorsi mesi, provvedimenti firmati sempre senza alcun tentennamento.

«Tutti vogliamo la pace, ma fino a quando uno vuole annientare l’altro, che pace è?» diceva Guerini più o meno con questi termini in estate alla Festa dell’Unità di Lodi. E la sua linea non è cambiata. Per questo, anche per questo, avvicinare i 5 Stelle per alleanze politiche ambigue o peggio inseguirli sul tema di un pacifismo a prescindere, no, questo proprio non fa per l’ex ministro, critico probabilmente anche con l’ala sinistra del Pd che qualche ambiguità, soprattutto negli ultimi mesi, ha mostrato. Ma dall’altra parte non è nella sua natura politica nemmeno l’ostentazione della posizione, da qui il no al corteo pro-Ucraina dell’Arco della Pace a Milano. E forse tutto sommato anche quel “pro-Ucraina” sarebbe stato troppo stretto all’ex ministro. Perché la guerra, come la pace, non sono cose da tifosi.

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