Mancano 50 educatori, spunta un corso del Cfp consortile VIDEO

LODI I primi 30 studenti del Lodigiano sono diventati Asacom

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Lodi

Mancano 60 educatori tra i banchi di scuola per gli alunni con disabilità, ora spunta la figura dell’Asacom. Hanno concluso gli esami mercoledì, infatti, i primi 30 alunni del corso promosso dall’Asfol.

. Video di Cristina VercelloneUn corso per diventare educatori degli alunni con disabilità

«La figura dell’Asacom - spiega Giorgio Savino, direttore dell’Azienda speciale consortile per la formazione, l’orientamento ed il lavoro del Lodigiano - opera nelle scuole in affiancamento agli alunni con disabilità. La Regione, sulla base anche della normativa nazionale, ha fissato dei paletti: per lavorare a scuola con questi alunni o si è educatori o Asacom. Si concedono deroghe solo fino all’anno 2026/2027, poi basta. Noi ci siamo attivati da subito. I corsi sono due, uno di 300 ore, 50 delle quali di tirocinio, per chi già svolgeva attività in questo ambito, e di 600 ore (250 di tirocinio) per chi, invece, parte da zero. Essendo anche direttore dell’Azienda speciale consortile, ho un doppio obiettivo, coprire l’assistenza e formare le persone. Abbiamo costruito un modello particolare, costruendo docenze in maniera mirata, abbiamo coinvolto l’Asst, le cooperative che già lavorano con la disabilità, la Ledha, la fondazione Danelli per la parte relativa all’autismo, figure del mondo della scuola, le psicologhe dell’ufficio di piano e del Consorzio servizi alla persona e anche l’associazione ciechi per l’insegnamento del braile. Abbiamo creato un corpo docenti diversificato, ma con le competenze necessarie». Sono partite «due classi del modello 300 ore che hanno completato il tirocinio tra giugno e luglio - aggiunge la coordinatrice del corso Paola Quartieri - , prima dell’estate è partito, invece, un altro corso da 600 ore, ne parte a breve un altro da 600 e stiamo raccogliendo le adesioni per una nuova classe da 300. Il loro ruolo è di lavorare con tutti gli alunni che, dall’infanzia alle superiori, hanno una certificazione e necessitano di una figura educativa». Chi fa l’educatore «con una laurea alle spalle non ha reagito bene alla nuova norma», annota Savino. «La carenza nel territorio però - annota - è di 60 educatori. Abbiamo bisogno di nuove figure per la scuola. Le Asacom non possono lavorare nelle comunità educative, a differenza dei laureati». Alice Vitali, 25 anni, ed Elena Olivari, 56, sono nel gruppo delle prime Asacom sfornate dal Cfp consortile: «Io frequento il corso di laurea in scienze dell’educazione - spiega Vitali che lavora all’Einaudi e alla primaria di Somaglia - e ho trovato che questo corso abbia arricchito ancora di più il mio bagaglio. Lo consiglio a tutti». D’accordo con lei anche Olivari che lavora insieme agli alunni con disabilità da 18 anni: «Anche per me - dice la professionista, sua collega all’Einaudi - è stata un’occasione di approfondimento e di confronto con i colleghi che usano lo stesso linguaggio. C’è un elemento di concretezza molto significativo. Sono emersi spunti che poi affrontiamo tutti i giorni in classe». Grazie al corso, gli studenti hanno potuto venire a conoscenza anche del valore della rete per dare le risposte adeguate alle persone e garantire l’inclusione. «Per noi - annota la professoressa Quartieri - era essenziale preparare figure che facessero la differenza in classe». Garantissero la continuità per gli alunni, costretti spesso a cambiare, invece, insegnanti di sostegno. «Ho trovato in una sola volta 30 persone con cui confrontarmi», aggiunge Olivari. «Fin da subito - è il parere di Vitali - ci siamo resi conto della differenza: noi facevamo bene il nostro lavoro, ma mancavano le basi della riflessione». Molti adulti, annotano le due professioniste, «ci chiamano ancora assistenti ad personam. Noi rappresentiamo la continuità nella scuola. Il nostro ruolo è abbattere le barriere culturali, oltre a quelle fisiche. Gli alunni per noi sono dei ragazzi prima che persone con disabilità».

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