LODI Scompare a 61 anni Stefano Sangregorio: ha allenato generazioni di ragazzini

Per tanti anni al San Bernardo calcio: «Era un uomo generoso, che aveva sempre un pensiero per gli altri»

Aveva allenato intere generazioni di giovani calciatori. Stefano Sangregorio aveva solo 61 anni, da qualche tempo era ammalato, ma se n’è andato, in seguito a una emorragia cerebrale improvvisa, la mattina di San Bassiano. Sabato, nella chiesa di Massalengo, in tanti hanno partecipato alla cerimonia funebre. «Era una persona umile e splendida, aveva allenato i giovani a San Bernardo - spiega Luca Grazioli -, lo incontravo sempre con i suoi amici del cuore, al Calicantus. Era buono e generoso, aveva fatto parte insieme a noi degli amici di don Angelo Carioni. L’avevo visto 2 o 3 giorni fa: è incredibile».

«Io e Stefano eravamo compagni di classe alle elementari, con lui ho sempre mantenuto un bel rapporto - dice Giamba Bersani -, era un ragazzo che si è sempre impegnato molto nell’ambito del calcio per i giovani, aveva una grande passione per loro. Ha sempre dedicato molto del suo tempo ad allenarli, cambiando anche società. Aveva un grande attaccamento a questo settore. Era tanto generoso, a volte fin troppo: prima di dare responsabilità ad altri delle vicende che si vivono nelle società sportive, faceva lui autocritica, anche in situazioni che io ritenevo ingiuste. Pur essendo ammalato non hai mai perso l’attaccamento al mondo dei ragazzi. “Non devi fare tu l’esame di coscienza Ste - gli dicevo -. Sono gli altri che lo devono fare”. Però è meglio essere così che al contrario. Da giovane aveva frequentato anche l’Ausiliatrice, che era la sua parrocchia di riferimento, ma è rimasto sempre attaccato a Sambe perché aveva molti amici. I suoi giovani, gli allievi e gli juniores, gli sono sempre stati grati. Mi dicevano che con lui si sono sempre trovati bene».

Oltre ad allenare a lungo il San Bernardo, era stato in tante altre società. Il suo amico Claudio Garotta non ce la fa a parlare, scoppia a piangere. «Eravamo molto amici - dice - era una persona bravissima, i giovani erano il suo mondo». Sangregorio, che aveva moglie e due figli,aveva sempre un pensiero per gli altri.«Eravamo amici dall’infanzia e abbiamo giocato e allenato sempre insieme anche - spiega Garotta -, poi io ho smesso e lui ha portato avanti questa sua passione, invece. Stare con gli altri gli dava la forza di andare avanti e lo aiutava a tenere la testa fuori dalla malattia. Avremmo dovuto andare martedì, a fare la terapia, a Bari, insieme. Lo accompagnavo sempre. I suoi medici, da Pavia si erano trasferiti in Puglia, così andavamo lì, nel centro oncologico di Bari. Di loro si fidava. Ci eravamo messi d’accordo per andare in centro per la festa di San Bassiano, invece, la mattina, mi hanno telefonato che aveva avuto una emorragia cerebrale, era stato portato in ospedale ed era grave. Aveva fatto anche il padrino di battesimo dei miei due figli. Sono distrutto». La famiglia sta raccogliendo donazioni per l’Airc.

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