Lodi, una riforma per ridurre le attese infinite al Pronto soccorso

Non si potranno trattenere per giorni i pazienti

Tecnicamente è una delibera di riordino dei pronto soccorso quella approvata ieri dalla giunta regionale, di fatto assomiglia a una rivoluzione, con un obiettivo dichiarato: mai più attese infinite nei corridoi dei pronti soccorso. Il cuore del progetto regionale, annunciato ieri, è quello di garantire «l’immediata accoglienza del paziente nelle degenze e la continuità della presa in carico».

Le strutture ospedaliere, pubbliche e private dovranno organizzarsi per limitare la permanenza in pronto soccorso al tempo strettamente necessario per completare l’iter diagnostico terapeutico, valutato in meno di 8 ore. Nel concreto, gli ospedali non potranno più trincerarsi dietro l’indisponibilità di posti letto nelle degenze ospedaliere per impedire il ricovero del paziente, magari trattenendolo in pronto soccorso per ore e ore, a volte giorni. Per i pazienti con necessità di trattamenti complessi, nelle strutture sede di Dea- Dipartimento di Emergenza Urgenza e Accettazione di primo livello e di secondo livello dovrà sempre essere prevista una Unità Operativa Complessa di Pronto soccorso e Medicina d’Emergenza-Urgenza che comprenda pronto soccorso, attività di osservazione di breve intensità e degenza di medicina d’emergenza-urgenza. In Lombardia attualmente ci sono 99 strutture di cui 13 ospedali con Dea di secondo Livello, 44 con Dea di primo Livello e 42 con solo Pronto Soccorso. L’Ospedale Maggiore di Lodi, l’ospedale di Melegnano a Vizzolo Predabissi e il Policlinico San Donato hanno tutti Dea di primo livello, mentre l’ospedale di Codogno ha solo il pronto soccorso.

A monitorare sugli indicatori di affollamento, i modelli organizzativi e il flusso dei ricoveri sarà Areu – l’Agenzia Regionale Emergenza Urgenza. Anche i pazienti meno gravi avranno attenzioni particolari con due percorsi. In quello extraospedaliero saranno potenziate le Centrali Mediche Integrate e i team di risposta rapida per le cure domiciliari, soprattutto per fragili e anziani, in quello intraospedaliero invece, in ogni Dea, sarà creato un ambulatorio dedicato ai codici minori, gestito da personale aggiuntivo, secondo Regione.

Il riordino aiuterà i pazienti, ma anche il personale. «L’obiettivo è ridurre i tempi di attesa che, a volte, soprattutto per le situazioni meno gravi, sono davvero troppo lunghi - spiega Bertolaso -. Mettiamo ordine al processo e sfruttiamo la tecnologia. Chi ha bisogno del Pronto Soccorso ha diritto di essere assistito al massimo ma anche chi ci lavora deve poterlo fare nel migliore dei modi».

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