Lodi perde la sua stella Michelin

Questa sera cucinerà per l’ultima volta all’Arsenale. Poi, lo “chef stellato” farà le valigie e accenderà i fornelli in Asia. Fabio Granata, cuoco che con i suoi piatti ha catturato il palato di decine e decine di lodigiani - seduti prima ai tavoli dei Tre Gigli all’Incoronata di Lodi e poi all’Arsenale di Cavenago - è pronto per un nuovo progetto, ancora da mettere a punto nei dettagli: lavorerà per una catena di alberghi di lusso in Oriente.

«Domani (oggi per chi legge, ndr) ci sarà il cenone, poi il ristorante chiuderà - spiega la Stella Michelin “made in Lodi” -. È una decisione che ho preso insieme al mio socio, nel frattempo mi sono messo alla ricerca di un altro posto di lavoro, una delle prospettive prese in considerazione era proprio l’estero, a patto però che fosse una prospettiva interessante. A fine ottobre è arrivata anche questa richiesta, ne ho valutate diverse anche a Milano, ma poi ragionando con mia moglie ho scelto l’Oriente. Non è stata naturalmente una decisione semplice, tuttavia sia dal punto di vista personale sia dal punto di vista del percorso futuro ci è sembrata la strada giusta». Fabio Granata, classe 1970, sarà il secondo cuoco più importante di un albergo tra i più “chic”, un settore e una dimensione completamente diversi rispetto a quelli sperimentati finora.

Oltre ai pranzi, alle cene e alle colazioni, infatti, si dovrà confrontare con banchetti e buffet multietnici, con ristoranti - situati all’interno della struttura - che offrono ai clienti specialità provenienti da diverse tradizioni culinarie.

«È un progetto ancora da sviluppare - precisa lo chef, che conquistò per la prima volta l’ambita Stella Michelin nel 1999 -, la mia mansione sarà per il 70 per cento dirigenziale e per un 30 per cento legata alla cucina. Dovrò verificare che tutto sia a posto, pensare agli ordini e ai fornitori. Potrò anche proporre nuove ricette e, una volta verificata la loro esecuzione, queste potranno entrare in produzione».

Fabio è stato scelto dopo una selezione e alcuni colloqui, non sa ancora quando partirà perché ufficialmente la data non gli è stata ancora comunicata. «Ciò che porterò con me è la mia competenza - commenta infine lo chef -, la conoscenza dei prodotti e le mie ricette potranno tornare utili».

Un’avventura che per il momento unisce in un solo “piatto” legittimi timori ed entusiasmo, in attesa di mostrare all’estero il suo talento.

Questa sera, intanto, si metterà come sempre all’opera all’Arsenale, salutando il 2013 e la cucina lodigiana.

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