In pensione lo storico vicepreside del Volta di Lodi VIDEO
GIANCARLO SILVESTRI Il professore, da 30 anni nella scuola: «Per insegnare serve passione»
Lodi
Gli studenti vanno e vengono in continuazione dal suo studio. “Mi segna il ritardo?”, “Oggi esco prima”, “Il pullman non è passato”. Lui li fissa negli occhi, annuisce, fa domande, gentile e mite, li annota sul registro. È da 30 anni che il professore Giancarlo Silvestri, vicepreside del Volta, lavora a scuola.
. Video di Alexandru PloiesteanuLodi, in pensione Giancarlo Silvestri
A luglio compie 67 anni e, a malincuore, va in pensione. Ha insegnato italiano e storia fino a quando la preside Luciana Tonarelli gli ha detto: «Mi dispiace toglierti dalle classi perché sei un bravo insegnante, ma ho bisogno di uno come te, a fare il vicepreside». Ha accettato, ma per non rinunciare alla docenza, ha insegnato alle serali. Fare questo lavoro, dice, «è sempre più difficile. La scuola è lo specchio di quello che si vive all’esterno. I ragazzi sono sempre più difficili da gestire, è complicato il rispetto delle regole. Ho visto un peggioramento da quando sono arrivati gli smartphone. Io però ho sempre avuto un buon rapporto con gli studenti: vengono a raccontarmi le cose, sanno che non ho il potere d intervenire però li ascolto, cerco di dare dei consigli, di fare in modo che le situazioni si ricompongano; bisogna calmarli, farli rientrare nell’alveo del buon senso».
Da una decina d’anni hanno iniziato a verificarsi casi di bullismo, ragazzi presi di mira magari sui guppi whatsapp. Una volta - ricorda -, era il 2014, c’era un ragazzo che girava con una mannaia nello zaino perché lo bullizzavano alla fermata degli autobus. La scuola è obbligata a sospendere i ragazzi e cerca di far capire loro perché hanno sbagliato. L’intervento dei cani anti droga è un modo per fargli capire che quello che loro considerano normale, normale non è. I genitori non hanno la consapevolezza di cosa riescano a combinare i loro figli in gruppo. Noi dobbiamo fare in modo che tutti ce la possano fare». Il professor Silvestri sogna il ritorno ad una scuola «dove insegnare sia l’attività predominante. Adesso invece l’insegnamento è soppiantato dalla burocrazia, gli impegni accessori, le attività integrative».
La scuola però gli mancherà: «Stare qui, con 2mila persone e a casa sarà diverso - dice -. Quello che mi piace di più della scuola, infatti, è proprio il rapporto con le persone». In pensione ha intenzione di viaggiare per l’Italia, leggere quello che non ha ancora letto, promuovere incontri dedicati alla storia, soprattutto quella del Novecento, che è la sua passione, poi continuare a dedicarsi all’orto e alla bicicletta. «Sono contento di aver scelto la scuola e lo rifarei - conclude -. A chi vuole dedicarsi a questa professione consiglio di farlo solo se si è appassionati. L’insegnamento non può essere un ripiego. Se la scuola non piace a chi insegna non può piacere a chi abbiamo di fronte».
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