In crescita gli occupati nel Lodigiano: «Ma i numeri non dicono tutta la verità»

Per la Confartigianato vanno considerati l’impatto del blocco dei licenziamenti e il peso economico degli ammortizzatori sociali

In crescita gli occupati nel Lodigiano: «Ma i numeri non dicono tutta la verità»
Tecnico in un’industria
(Foto di archivio)

Crescono di circa un migliaio gli occupati in provincia di Lodi nel corso del 2020: in aumento di 3mila i lavoratori dipendenti, in diminuzione di 2mila gli indipendenti e gli autonomi. Sono i dati dell’Osservatorio Mpi (Media e Piccola Impresa) di Confartigianato Lombardia, presentati la settimana scorsa da Confartigianato della Provincia di Lodi nell’ambito della Job Week promossa dal Comune di Lodi. «Mai come quest’anno i dati sull’occupazione nel nostro territorio hanno bisogno di essere passati a una lente che non solo li ingrandisca, ma soprattutto riesca a vedere tra le righe quanto è dipeso dalla pandemia – commenta Vittorio Boselli, segretario generale Confartigianato Lodi -. In particolare, l’incremento di circa 1.000 occupati non è reale, essendo più che altro l’effetto della misura che ha bloccato i licenziamenti. Occorre piuttosto osservare che per una larga maggioranza degli occupati lodigiani le imprese hanno dovuto a più riprese far ricorso agli ammortizzatori sociali, e pertanto le ore effettivamente lavorate nel 2020 sono state certamente inferiori rispetto all’anno precedente. Ma soprattutto sono stati inferiori i redditi maturati, con inevitabile depressione per le imprese lodigiane che cedono beni e servizi a persone e famiglie».

I freddi numeri dicono che gli occupati totali della provincia di Lodi nel 2020 sono arrivati a 84mila da 81mila, con una crescita percentuale di +3,9 per cento. Gli occupati indipendenti, lavoratori autonomi perlopiù in partita iva, sono però passati da 18mila a 16mila, con un calo dell’11,9 per cento. Per effetto del saldo dei due gruppi, il totale degli occupati (dai 15 anni in su) registra un +1 per cento pari a un migliaio di occupati in più. «Gli occupati indipendenti crollano perché non protetti da misure sociali adeguate, e questa è una carenza vergognosa del nostro Welfare – prosegue Vittorio Boselli -. È così successo che numerosi autonomi, quelli più colpiti dal lockdown, alle prese con fatturati crollati o addirittura azzerati, ma con spese fisse inalterate, abbiano visto la chiusura della partita iva come una scelta inevitabile, spesso bruciando progetti appena avviati. Per questo non sorprende che lo stesso Mario Draghi, nel discorso di insediamento alle Camere, abbia per la prima volta inserito gli autonomi tra le vittime di un sistema di sicurezza sociale squilibrato: attendiamo ora i provvedimenti capaci di sanare un’ingiustizia storica».

I disoccupati registrati passano dai quasi 8mila a circa 6mila, con un calo del 18,8 per cento, ma gli inoccupati in provincia crescono da 43 a oltre 44mila, assorbendo di fatto il calo dei disoccupati (al netto della maggiore occupazione). Che il dato sull’occupazione complessiva sia influenzato da dinamiche esterne è evidente anche dai numeri degli avviamenti al lavoro che crollano complessivamente di -15,5 per cento, da 21mila 826 del 2019 a 18mila 447 del 2020. Tra i settori soffrono Commercio e Servizi, -2mila 514 avviamenti (-15,7 per cento), mentre in termini di contratto è l’apprendistato a crollare in termini percentuali di -36,9 per cento (370 unità in meno), i lavoratori a tempo determinato in termini assoluti con -1635 unità (-12,8 per cento). Soffre anche il tempo indeterminato, -1032 unità per -18,6 per cento.

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