Il Po a Ferragosto: un deserto tra erbe infestanti e acqua bassa
Il reportage
Lettura 1 min.Senna Lodigana
Tutta l’asta del Po, da Torino a Pavia, da Piacenza al delta soffre e denuncia lo stato di carenza d’acqua che ha toccato livelli mai visti. Non serve qui riassumere i dati ufficiali, voglio solamente proporre ai lodigiani di venire in loco, di fare una camminata dalla foce del Lambro a Orio Litta fino alla grande spiaggia sabbiosa di Corte S. Andrea a Senna Lodigiana. Vedere per credere, e magari per farci una riflessione. Intanto ecco il mio sopralluogo nella giornata di Ferragosto.
Le spiagge padane nella Bassa c’erano e 50 anni fa si riempivano di ombrelloni, ghiaccioli, angurie e grida di ragazzetti. Vecchie ma forti traghettatori a Corte S. Andrea e al Gargatano trasportavano in barca decine di villeggianti locali: inutile dire che eravamo ben felici di sguazzare nel nostro fiume! A Ferragosto 2026, ma non da oggi, anche il “nostro” Po mostra tutto l’abbandono in cui ha versato. A Corte S. Andrea, Somaglia Gargatano, Valloria e San Rocco al Porto il letto del fiume più grande d’Italia è una fioritura di erbe infestanti alte un metro e mezzo e mostra una solitudine cosmica. Il Po senza barche che lo accarezzano, il Po senza fuoribordo che lo apprezzano, il Po senza Lingalingoe coi turisti che lo fotografavano al suono di un’orchestrina swing. Sembrava di essere sul Mississippi ed era solo una decina di anni fa. Dal 2022 sul Grande Padre sventola bandiera bianca.
Lui non si arrende: a inizio primavera sbaragliò le rive e invase la golena con una furia mai vista prima: l’ultimo ruggito? Da quasi tre mesi non è che un susseguirsi di pozze d’acqua dove affiorano isolotti verdi con battige di migliaia di minuscoli gusci di molluschi: un bel banchetto di Ferragosto per i trampolieri e i limicoli. Il Po come le paludi della Florida: senza alligatori, ma tavola imbandita per ibis, scuri mignattai, cavalieri d’Italia elegantissimi, garzette candide e gabbiani vocianti. Nel mezzo del letto secco e asciutto, ghiaia e sabbia a non finire dove emergono tronchi abbandonati qua e là, pneumatici, bottiglie di plastica, un passeggino. È il deserto di Sonora catapultato nella Bassa. Resta un unico piccolo braccio di fiume ancora vivo, ma l’acqua non scorre, è ferma, calda, vi affiorano tronchi qua e là. I richiami dei trampolieri in allarme al passaggio della mia mountain bike si perdono nel sole accecante. Ancora pochi giorni e si passerà il guado di Sigerico a piedi: la sponda emiliana è lì a sessanta metri. Chi può, cerchi in fretta di vedere il da farsi. Non si può abbandonare a sé stesso e al cambiamento climatico il Grande Padre della Pianura più fertile d’Europa: la nostra casa. (Pierluigi Cappelletti)
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