Il grazie a Dio per la visita di Leone XIV
nella Messa in basilica a Sant’Angelo

DOMENICA 28 GIUGNO L’Eucarestia sarà presieduta dal vescovo Maurizio nella Giornata mondiale per la carità del Papa

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Lodi

In un angolo del sagrato della basilica, a Sant’Angelo, un passante raccoglie da terra una delle immaginette distribuite la scorsa settimana all’arrivo di Papa Leone. Non si sa come caduta, forse è scappata di mano nel caos dei saluti. Di certo, non sfuggirà ai santangiolini il ricordo di quanto è accaduto, sette giorni fa: un momento storico per la città di Sant’Angelo, per tutta la diocesi laudense, e per il cuore dei fedeli che si è aperto per fare spazio a Leone XIV.

Pochi giorni fa, parlando con una persona che non crede, mi chiedeva perché sia così importante la vicinanza fisica al successore di Pietro, perché i fedeli dovrebbero accorrere, e la descriveva quasi come una forma di idolatria o di culto della persona. Subito sono venute alla mente le parole della prima omelia di Papa Leone, ormai un anno fa: «Anche oggi non sono pochi i contesti in cui la fede cristiana è ritenuta una cosa assurda, per persone deboli e poco intelligenti; contesti in cui ad essa si preferiscono altre sicurezze, come la tecnologia, il denaro, il successo, il potere, il piacere. Si tratta di ambienti in cui non è facile testimoniare e annunciare il Vangelo e dove chi crede è deriso, osteggiato, disprezzato, o al massimo sopportato e compatito. Eppure, proprio per questo, sono luoghi in cui urge la missione, perché la mancanza di fede porta spesso con sé drammi quali la perdita del senso della vita, l’oblio della misericordia, la violazione della dignità della persona nelle sue forme più drammatiche, la crisi della famiglia e tante altre ferite di cui la nostra società soffre e non poco».

La presenza del Papa tra noi, la scorsa settimana, è stata anche un incoraggiamento a tornare con spirito nuovo a vivere la missione cristiana, in ogni luogo, nei luoghi della vita quotidiana, in cui spesso è difficile essere testimoni. D’altronde, il Santo Padre l’ha ripetuto anche pochi giorni fa, a conclusione del discorso dedicato alla santa missionaria madre Cabrini: «Possa la Chiesa intera guardare a questa stupenda missionaria dell’Amore, per imparare che cosa significa servire il Regno di Dio nel vivo della storia».Ma l’iniezione e di coraggio, spesso, rischia di perdersi nell’arco di poche ore, come scolorisce spesso l’entusiasmo umano se non è sorretto da una forza più profonda. Perciò il vescovo Maurizio, pochi giorni dopo la memorabile visita, ha annunciato il desiderio di celebrare la Santa Messa questa domenica, in basilica a Sant’Angelo: per trasformare il ricordo in memoria orante, per far sì che il coraggio sia sorretto dalla fede.

Pertanto, sarà monsignor Malvestiti a presiedere la funzione solenne delle ore 10.30 nella chiesa dedicata a sant’Antonio abate e santa Francesca Cabrini. «Convocherò idealmente l’intera terra lodigiana per rendere grazie a Dio perché non dimenticheremo certo questa visita che abbiamo ricevuto. Ed esorterò tutti, sull’esempio anche del Precursore, a camminare sui sentieri dell’unità e della pace. Per i credenti, unità e pace portano il nome di Cristo Gesù».

Una Messa che, come da tradizione, contribuirà alla raccolta del cosiddetto Obolo di San Pietro nella Giornata per la carità del Papa, che cade ogni anno nella domenica più vicina alla solennità dei santi Pietro e Paolo. E sono proprio di san Paolo le parole che il Papa ha scelto come messaggio per la Giornata del 2026: «Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti» (1 Ts 3,12). L’Obolo di San Pietro, ogni anno, consente al Papa di sostenere direttamente interventi di aiuto materiale nelle aree colpite da guerre, calamità naturali, crisi umanitarie e povertà diffuse. Tante volte, facciamo discorsi importanti, ci indigniamo per le ingiustizie del mondo, ma non andiamo oltre la pubblicazione di un bel post sui social network con cui ripuliamo la nostra coscienza. Questa giornata, invece, ricorda la necessità di far seguire le azioni alle parole, ricorda che solo nel dono anche la moneta più piccola è in grado di moltiplicarsi.

Nella consapevolezza, per dirlo con le parole di un altro grande Pontefice, che «chi non riesce a donare un po’ di se stesso, dona sempre troppo poco».

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