Il discorso di Mattarella a fine anno: angoscia per le guerre in corso, il rischio è «di abituarsi a questo orrore, bisogna fare spazio alla cultura di pace» VIDEO

Nel suo nono messaggio dal Quirinale il capo dello Stato lancia agli italiani un appello alla partecipazione e all’unità

Da una parte la «violenza», quella tra gli Stati, con le guerre in Ucraina e in Medioriente, ma anche quella nelle strade, «nelle scene di vita quotidiana». Dall’altra «l’unità», risultato più di «ascolto» e «partecipazione» che non «di un potere che si impone». Sergio Mattarella pronuncia il suo nono discorso di fine anno agli italiani - raggiungendo così il record di Giorgio Napolitano - raccontando loro «una stagione che presenta tanti motivi di allarme».

“L’angoscia» principale deriva dalle guerre in corso, ma anche da quelle «evocate e minacciate». Dalle «devastazioni» che vediamo nell’Ucraina invasa, alla «terribile ferocia terroristica, ignobile oltre ogni termine, nella sua disumanità» di Hamas, ma anche nelle migliaia di vittime civili provocate «dall’azione militare» messa in atto dal Governo israeliano.”Il rischio concreto» per Mattarella è quello «di abituarsi a questo orrore». Alle morti di civili, donne, bambini. Alla «tragica contabilità dei soldati uccisi. Reciprocamente presentata; menandone vanto». Ecco allora che bisogna «fare spazio alla cultura della pace. Alla mentalità di pace». parlarne, sottolinea l’inquilino del Colle, «non è astratto buonismo. Al contrario, è il più urgente e concreto esercizio di realismo, se si vuole cercare una via d’uscita a una crisi che può essere devastante per il futuro dell’umanità». Pace, insiste Mattarella, non è «neutralità o peggio indifferenza», né, per raggiungerla, «è sufficiente far tacere le armi», la pace «va costruita», «educata» nei gesti della vita di ogni giorno. Nel linguaggio che si adopera.

Anche lontano dal fronte, però, gli episodi di violenza si moltiplicano. Mattarella pensa innanzitutto alla violenza sulle donne e si rivolge direttamente ai più giovani. «Cari ragazzi, ve lo dico con parole semplici: l’amore non è egoismo, possesso, dominio, malinteso orgoglio - scandisce - L’amore – quello vero – è ben più che rispetto: è dono, gratuità, sensibilità».

Il Capo dello Stato chiama allora la Repubblica all’unità, perché non poche sono in questo momento le difficoltà da affrontare, dal lavoro che manca, è sottopagato, iniquo e tragicamente insicuro. Al «disorientamento» dei giovani che si sentono «fuori posto» e che invece vanno coinvolti perché «delle loro speranze» ha bisogno il futuro.

Mattarella mette poi in luce i diritti «riconosciuti» nella prima parte della Costituzione, nati prima dello Stato, che però vanno ora attuati, «ascoltati». C’è il diritto degli anziani ad essere ascoltati e rispettati «mentre il sistema assistenziale fatica a dar loro aiuto». C’è il diritto di tutti alla salute, mentre le liste d’attesa per visite ed esami hanno «tempi inaccettabilmente lunghi». Ci sono poi i diritti degli studenti che incontrano diversi «ostacoli, a cominciare dai costi di alloggio nelle grandi città universitarie; improponibili per la maggior parte delle famiglie».

Se l’intelligenza artificiale e il progresso tecnologico, poi, ci mettono di fronte al «grande balzo storico del terzo millennio», l’importante - scandisce Mattarella - è «che la rivoluzione che stiamo vivendo resti umana», che metta al centro la dignità della persona. Tutti, per il presidente della Repubblica, in questo passaggio epocale possono fare qualcosa. La chiave è «la partecipazione attiva alla vita civile. A partire dall’esercizio del diritto di voto. «E’ il voto libero che decide. Non rispondere a un sondaggio, o stare sui social. Perché la democrazia è fatta di esercizio di libertà», dice sicuro Mattarella. Partecipare, per il Capo dello Stato, significa farsi carico della propria comunità. Ciascuno per la sua parte. Significa, quindi, «contribuire, anche fiscalmente. L’evasione - è la sottolineatura di Mattarella - riduce, in grande misura, le risorse per la comune sicurezza sociale. E ritarda la rimozione del debito pubblico; che ostacola il nostro sviluppo».

Ascoltare, partecipare, insiste l’inquilino del Colle. Di più. «Cercare, con determinazione e pazienza, quel che unisce. Perché - dice chiaro - la forza della Repubblica è la sua unità». Un’unità «non come risultato di un potere che si impone», ma come modo di intendere la comunità nazionale, che si riconosce nei valori della Costituzione. Mattarella in questo 2023 che volge al termine li ha incontrati girando per il Paese. Li ha riconosciuti, racconta quasi scattando delle istantanee dell’anno che è stato, «nella composta pietà della gente di Cutro», nella «operosa solidarietà» dei ragazzi di tutta Italia che, sui luoghi devastati dall’alluvione, «spalavano il fango; e cantavano ‘Romagna mia’, «negli occhi e nei sorrisi, dei ragazzi con autismo che lavorano con entusiasmo a Pizza aut» o in quelli di Casal di Principe, nel «radunarsi spontaneo di tante ragazze, dopo i terribili episodi di brutalità sulle donne. Con l’intento di dire basta alla violenza. E di ribellarsi a una mentalità di sopraffazione». E poi negli uomini in divisa, in chi lavora in carcere, in chi fa volontariato: «A tutti loro esprimo la riconoscenza della Repubblica. Perché le loro storie raccontano già il nostro futuro. Ci dicono - conclude Mattarella - che uniti siamo forti».

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