I sindaci contro la maxi Provincia

Così grande, non si può. I sindaci del Lodigiano si scagliano contro l’unione tra Lodi e Cremona, perchè un territorio così vasto non si può proprio gestire. A quel punto, infatti, chissà che servizi potranno ricevere i cittadini.

Giancarlo Cordoni, sindaco di Lodi Vecchio e presidente dell’Acl, l’Associazione dei Comuni del Lodigiano, sa bene che, se l’ipotesi dovesse essere confermata, il rischio per il territorio sarebbe quello di avere un ruolo decisamente marginale. «Noi abbiamo ragionato a livello lombardo presupponendo le deroghe, qualche dubbio su Mantova c’era perchè per il governo voleva dire aprire uno scenario simile anche altrove. Sicuramente si prospetta un quadro inedito che fino all’altro giorno abbiamo cercato di scongiurare, perché una Provincia con queste dimensioni è enorme e ha un numero di Comuni altissimo che ci penalizzerà». Domenico Crespi, sindaco di Sant’Angelo, era presenta al Cal (Consiglio autonomie locali): «Poco importa dove si vada - dichiara -, l’importante è mantenere i servizi e non aumentare le tasse. L’aspetto fondamentale è come si va, con la propria dignità e con i propri valori. Dal ‘95 abbiamo una Provincia, pur con tutte le critiche che non ho mai lesinato, se avevamo bisogno di qualcosa sapevamo di avere un interlocutore».

Luca Marini, sindaco di San Martino, è contrario a una riforma affrontata in questo modo: «Ogni giorno si toglie un “pezzetto” in più agli enti locali. Il riordino deve essere pensato in maniera globale, Lodi ha un senso come territorio autonomo». Per Luca Ferrari, sindaco di Montanaso, in questo modo «invece di avvicinare le istituzioni ai cittadini c’è un allontanamento più pesante, un’altra volta non vengono ascoltati i territori». Giuseppe Russo di Tavazzano scommette che «qualche problema lo avremo di certo».

Alfredo Ferrari, sindaco di Castiglione, è convinto che Cremona sia la decisione migliore sotto tutti i punti di vista: «Con Mantova vuol dire allargarsi di cento chilometri, inizia a diventare un grosso problema proprio dal punto di vista organizzativo. Poi c’è il percorso politico: riordinare ma per che cosa? Per avere dei servizi peggiori?». Nella Bassa Francesco Premoli di Senna e Verusca Bonvini di Bertonico la pensano allo stesso modo: il matrimonio con Cremona sarebbe stato perfetto grazie alla somiglianza tra i due territori, adesso l’orizzonte è troppo ampio. Piero Giovannetti di Maccastorna si chiede «quale servizio ci sarà davvero per i cittadini?». A Somaglia, Pier Giuseppe Medaglia faceva il tifo per il matrimonio Lodi-Crema, «una soluzione che mi sembrava più compatibile, ora che si parla di Cremona e Mantova il mio giudizio è negativo».

Ettore Grecchi, sindaco di Livraga, preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno: «O si tenevano delle dimensioni contenute, accorpando Lodi e Crema, oppure è meglio ampliare il territorio, perché più è grande e più c’è la speranza che ci lascino una certa autonomia e un numero sufficiente di servizi decentrati». Sulla stessa lunghezza d’onda Livio Bossi, sindaco di Boffalora: «Potrebbe essere un’opportunità, nell’ambito delle iniziative europee contano le aree omogenee, questa potrebbe essere l’asta del Po». Se Eugenio Ferioli vuole aspettare per esprimere un’opinione, Stefano Giannini di Galgagnano puntualizza che i cittadini «devono rimetterci il meno possibile». Nicola Buonsante di Borgo, invece, aspetta la versione definitiva del decreto. Lo smacco e la delusione, però, prevalgono, e sono evidenti nelle parole del primo cittadino di Codogno, Vincenzo Ceretti: «Spiace che il governo sia sordo alle necessità espresse dal territorio». Pietro Segalini di Casalmaiocco è ancor più esasperato: «Ci invitano agli incontri, poi decidono dall’alto come vogliono».

Gr. Bo.

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