Droga nei giardini di Lodi, inizia il processo alla “batteria” degli spacciatori

Un gruppo di stranieri, in gran parte nigeriani, controllava i traffici nella zona del Passeggio e in via Fascetti

Droga nei giardini di Lodi, inizia il processo alla “batteria” degli spacciatori
I giardini Barbarossa a Lodi (archivio)

Si è aperto in tribunale a Lodi processo per cinque dei dodici presunti spacciatori che alla fine del 2021 erano stati destinatari di altrettante misure cautelari a seguito di un anno e mezzo di indagini della squadra mobile della questura di Lodi tese a individuare tutti i responsabili della vendita di marijuana e hascisc nei giardini Barbarossa e nel parco giochi di via Fascetti. La Procura ha deciso di richiedere il giudizio immediato per le posizioni “minori”, cioè per quei soggetti che avrebbero spacciato solo occasionalmente e modiche quantità: si tratta di Z.A., 28 anni, unico cittadino della Somalia in tutta l’inchiesta, che ha per il resto evidenziato il coinvolgimento di soli nigeriani, e di O.O., 32 anni, C.F., 30,, 28, B.L., 26, e S.N., 25. Quest’ultimo, difeso da Assunta Forestiero, ha chiesto il rito abbreviato, sulla base degli atti d’accusa (che occupano un voluminoso faldone), per gli altri invece sarà necessaria a partire da gennaio la testimonianza dei poliziotti, che alle attività di osservazione e anche ai riscontri consistenti nel controllo dei giovani che avevano appena comperato la droga avevano accompagnato anche la realizzazione di diversi filmati, per documentare i passaggi di mano di sostanze e denaro.

Questa batteria di spacciatori, che si ritiene fossero rimasti attivi anche nel primo anno di Covid, aveva monopolizzato alcune panchine di via Fascetti e utilizzava gli alberi di tasso dei giardini Barbarossa per nascondere gli stupefacenti, premurandosi anche di fare i propri bisogni nei pressi dei nascondigli per scoraggiare eventuali curiosi dall’idea di addentrarsi nelle piante.

Il blitz del dicembre scorso aveva permesso di rintracciare a Lodi 12 degli indagati, mentre gli altri erano stati rintracciati nelle settimane successive in Abruzzo, a Treviglio, a Brescia e persino in aeroporto a Venezia, di rientro con un volo dalla Germania. Per i sette con accuse più gravi, compresa la vendita di droga a minorenni, che si rifornivano all’ingresso o all’uscita dalle vicine scuole superiori, si attende invece l’udienza preliminare.

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