Domenica 22 e lunedì 23 marzo si vota per il referendum della giustizia: alle urne 171mila lodigiani e 125mila sudmilanesi

Seggi aperti Lo spoglio dopo le 15 di lunedì. Martedì lo speciale de «il Cittadino»

Lodi

Urne aperte domenica 22 e lunedì 23 marzo per il referendum costituzionale sulla giustizia. Chiusa la campagna referendaria che ha coinvolto la politica, ma anche avvocati, giuristi, tecnici per prendere posizione per il “sì” e per il “no” alla legge di riforma della magistratura. In provincia di Lodi, guardando ai dati dell’ultimo referendum dell’8 giugno 2025, gli elettori sono 171 mila. Tra Lodigiano e i 14 Comuni del Sudmilano, dove gli elettori sono 125 mila, ad essere chiamati al voto sono in 296 mila.

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Si vota domenica 22 marzo, dalle 7 alle 23, e lunedì 23 marzo, dalle 7 alle 15

. Il referendum sulla giustizia rientra nella tipologia dei referendum costituzionali confermativi, che sono disciplinati dall’articolo 138 della Costituzione. Gli elettori si troveranno di fronte a una scheda verde e a una sola risposta da dare, un sì o un no, al quesito

«Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?».

La legge introduce due carriere separate per i magistrati giudicanti e per quelli inquirenti, ciascuna con un proprio Consiglio Superiore della Magistratura. Ognuno di questi organi sarà presieduto dal Presidente della Repubblica e avrà una composizione mista: due terzi dei membri saranno magistrati estratti a sorte della rispettiva carriera, mentre un terzo sarà formato da professori universitari e avvocati con almeno 15 anni di esperienza, scelti tramite sorteggio da un elenco predisposto dal Parlamento. La riforma introduce anche un nuovo organismo, l’Alta Corte disciplinare, composto da quindici giudici, scelti tra magistrati e giuristi di comprovata esperienza e che avrà il compito di decidere sulle questioni disciplinari riguardanti tutti i magistrati. In particolare, tre giudici nominati dal Presidente della Repubblica, scelti tra professori universitari in materie giuridiche e avvocati con almeno vent’anni di esercizio; tre estratti a sorte da un elenco di professionisti con i medesimi requisiti, compilato dal Parlamento; per gli altri nove magistrati, sei sono appartenenti alla carriera giudicante e tre alla carriera requirente, selezionati per sorteggio tra coloro che abbiano almeno vent’anni di servizio e svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità.

Niente quorum da tenere d’occhio: l’esito della consultazione sarà valido a prescindere dal numero di persone che andrà effettivamente a votare.

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