Disastro nel canale Muzza: migliaia di pesci morti

Cornegliano L’incrocio tra siccità e scarichi termici della centrale Ep ha causato la perdita di metà del patrimonio ittico dell’impianto di cascina Sesmones

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Centinaia di carcasse galleggiano nei pressi delle barriere dell’allevamento ittico di cascina Sesmones, a Cornegliano Laudense. Le prime stime parlano di mille, forse duemila quintali di storioni senza vita, alcuni di 30 chili, pronti alla vendita. Decine di esemplari morti erano stati avvistati ieri mattina anche in località Tripoli a Massalengo, allertando il sindaco Severino Serafini.
L’acqua troppo calda del canale Muzza uccide migliaia di pesci: un disastro mai visto sul territorio, diventato realtà tra il 29 e il 30 luglio. Una condizione eccezionale determinata da un letale incrocio di fattori: portata idrica ridotta ai minimi, altissime temperature esterne e il conferimento nella Muzza dell’acqua di raffreddamento della centrale Ep di Tavazzano (consentito dall’autorizzazione ambientale fino a un massimo di 35 gradi). Un cocktail che ha reso l’acqua incompatibile con la vita di numerosissimi esemplari.
La situazione più grave è a Cornegliano, dove si è recato il presidente della Provincia Fabrizio Santantonio. «Abbiamo perso il 50 per cento del patrimonio – dice Dario Fumagalli dall’allevamento ittico –. È iniziato tutto il 29 luglio: la temperatura è passata da 29 a 33,5 gradi, continuando a salire. Il colpo di grazia è arrivato la sera a 35 gradi. Il 30 luglio era costantemente a 36 gradi e la mortalità è proseguita. Siamo qui dal 1997 e una cosa del genere non l’abbiamo mai vista. Fino a 30 gradi il pesce resiste, poi muore tutto». La conta dei danni è appena iniziata: «Sarà un lavoro lungo, parliamo di migliaia di pesci».
Gli enti sono mobilitati a caccia di soluzioni. «Siamo allarmati, non è facile intervenire – spiega Ettore Grecchi, presidente del Consorzio Muzza –. Operiamo in una situazione di deficienza idrica complessa, siamo al 28 per cento della portata. Abbiamo fatto un sopralluogo con Arpa: le morie si verificano in più punti e potrebbe porsi un problema di accumulo di esemplari morti vicino a chiuse e sifoni, con rischi igienico-sanitari e olfattivi. Lo scarico delle acque di raffreddamento della centrale in un canale a portata così ridotta ha un effetto amplificato. Stiamo cercando di ottenere una portata d’acqua maggiore dal Consorzio Adda».
In prima linea anche il presidente Santantonio, in contatto con Regione, Consorzio, Ep Produzione e Terna. «Siamo consapevoli della portata del disastro. Il cambiamento climatico si conferma un’emergenza costante. Affrontiamo un evento inedito in cui le alte temperature prolungate e l’acqua già calda da nord sono l’elemento di novità. Nel tentativo di mitigare il danno, si sta lavorando di ridurre la produzione energetica per abbassare la temperatura. Questa fase acuta, però, deve diventare esperienza: la filiera energetica e quella idraulica devono trovare correttivi automatici e rodati. Fenomeni simili si ripresenteranno e il sistema dovrà farsi trovare pronto».
Come ha fatto sapere ieri, EP Produzione collabora con gli enti per accertare le cause, precisando che la temperatura dell’acqua restituita è rimasta sotto i limiti di legge e che, in questa fase, la centrale opera già con due gruppi su tre fuori servizio. L’evento, sottolinea l’azienda, si inserisce in un contesto caratterizzato da scarsa portata del canale Muzza e di caldo eccezionale, fattori che innescano il riscaldamento naturale e la proliferazione algale. La società realizzerà nuove torri di raffreddamento per ridurre l’uso dell’acqua del canale e aumentare la resilienza verso i cambiamenti climatici.

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