Codogno, violenza sulle donne: tre casi durante il lockdown

A occuparsi delle vittime l’associazione “Io per Te”

Codogno, violenza sulle donne: tre casi durante il lockdown
Le componenti dell’associazione

Le umiliazioni, le botte, e la “convivenza” divenuta sempre più impossibile. Così nei mesi del lockdown due donne codognesi hanno trovato la forza di spezzare la spirale di violenza che le teneva soggiogate ai mariti e attraverso la rete di “Io per Te” lasciare il tetto familiare. La stessa cosa ha fatto un’altra donna residente nel Centro Lodigiano, denunciando il marito violento e andandosene di casa. L’associazione presieduta dalla psicologa di Codogno Alessandra Locatelli conta oggi nove volontari e ha visto la nascita ufficialmente lunedì sotto l’aspetto formale, ma nei mesi della pandemia Alessandra, e attraverso di lei il Centro antiviolenza di Lodi sono stati un supporto fondamentale per coppie in crisi, donne e madri vittime di violenza e casi di violenza “assistita” da parte dei figli spesso minorenni. La quarantena, il trovarsi a contatto giorno e notte, privati ognuno del proprio spazio di “libertà”, ha fatto da detonatore tra conviventi e coniugi. «Dove c’erano difficoltà di convivenza si sono amplificate e dove non c’erano in alcuni casi si sono create – spiega Locatelli, ponendo l’accento su un dato -. In questo contesto, nonostante i nostri centri chiusi e le forze dell’ordine impegnate su mille fronti, tre donne hanno trovato il coraggio di denunciare quello che stavano subendo e si sono separate. In un caso è in corso un procedimento a carico del marito». Per dovere professionale la psicologa non rivela i particolari dei casi trattati, introducendo invece una riflessione. «Queste donne si sono rivolte a noi scrivendomi privatamente su Facebook o contattandomi tramite il passaparola, e ho fatto da tramite per avviare l’iter di consapevolezza e attivare la rete del Centro antiviolenza di Lodi. Oltre alla violenza fisica vi sono situazioni di manipolazione affettiva e violenza psicologica assistita anche dai figli, e da parte di queste donne avere trovato il coraggio di non accettare le “scuse” e non far finta di niente non è stato facile – spiega -. Esiste un problema e sapere che se ne può parlare non solo l’8 marzo o il 25 novembre (Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ndr) nei convegni ma tra noi, è necessario. Serve parlarne quotidianamente e a chi dice “ma basta” rispondiamo che il “basta” lo diremo quando il problema sarà risolto». Per questo, per offrire ascolto alle tante troppe voci “strozzate” nel silenzio, è nata l’associazione “Io per Te”. «Raccolte le firme dei soci fondatori, il 21 febbraio avevamo appuntamento all’Agenzia delle Entrate a Codogno per depositare l’atto costitutivo e lo statuto, ma per le ragioni che sappiamo non è stato possibile ed è rimasto tutto congelato. Lunedì finalmente siamo riusciti a costituire l’associazione, il che significa che si potrà contattare direttamente “Io per Te” che comprende anche uomini, un aspetto su cui tengo molto. Tramite noi referenti verrà inquadrata la problematica e daremo indicazioni pratiche indirizzando agli enti che sul nostro territorio, a vario titolo, si occupano di presa in carico di queste realtà».

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