Claudio Bisio: da commissario guascone a detective dell’altipiano

TELEKOMMANDO La rubrica a cura di Fabio Francione

Lodi

Per molti versi le fiction di Raiuno sono sorprendenti. Per ogni poliziotto, procuratore, detective improvvisato che va in congedo e si ritira, ce ne sono altri che arrivano. Insomma, il filone giallo, tinto di volta in volta a seconda delle commistioni di genere, dramma che diventa farsa, commedia che da sentimentale diventa tragica e via dicendo con il nero e il rosa che spesso ci mescolano. E mi fermo perché c’è da rifarsi alle teorie dei colori di Goethe, quand’invece si tratta di romanzi filmati. Ecco una definizione che può piacere e che sa di antico e moderno allo stesso tempo. Proprio in un periodo che più volte si è sottolineato, la cronaca ha scalzato l’invenzione romanzesca e la verosimiglianza del reale, lasciando il campo a tutt’altro. Detto questo o meglio ancora una volta ribadito e tornando al discorso iniziale, trasferita a Milano la Tataranni (ah! però il corso-concorso l’ha vinto e il CSM l’ha promossa a Procuratore capo), tocca a un commissario guascone, donnaiolo e un po’ gaffeur farsi spazio nella programmazione della rete ammiraglia pubblica. Ad interpretarlo è Claudio Bisio che per quanto ci provi, ma è anche la sua forza, non riesce a staccarsi dai cliché che certi programmi e la tv gli ha imposto. Dunque, il commissario Benassi, pur con tutti i suoi difetti, è poliziotto capace, ma che per un errore viene trasferito da Bologna a un paese dell’altipiano emiliano. Il borgo peraltro è anche guarda caso il suo natio. Ed ecco che scatta, grazie alla regia sapiente di Renato De Maria (l’ultimo suo film è il criticato biopic su Battiato. Per inciso a me è piaciuto, salvo qualche scantonamento), il ritorno al passato, rappresentato da alcuni suoi flirt tardo adolescenziale. Guarda caso con la sindaca del paese. Questo basta alla prima puntata, del modo di indagare e della cuginanza in polizia e dei colleghi se ne parlerà nelle prossime puntate.

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