Centri estivi, chiusura anticipata «per contenere i costi»
LODI L’attività terminerà alle 16.30 per motivi economici
Lettura 1 min.Per chi non ha i nonni o un’altra rete familiare, e si affida al post scuola in tempi scolastici, significa cercare un paracadute d’emergenza estivo.
Chiusura anticipata, alle 16.30, per i centri estivi comunali allestiti dal Comune di Lodi: disagi per i genitori lavoratori che non escono in tempo utile dagli uffici.
È la “grana” che si trovano a gestire le famiglie che hanno iscritto i figli ai centri estivi comunali per coprire il lungo tempo con le aule chiuse. Due le formule e le location - il River Camp alla Colonia Caccialanza per bambini delle primarie e delle medie, il Mini Camp nelle scuole Akwaba e Jasmine per i bimbi dell’infanzia - , a suscitare rilievi e difficoltà è l’orario di uscita alle 16.30 che rende difficile a molti la conciliazione con la vita professionale.
«Il tema è legato ai costi purtroppo - spiega la vicesindaca Laura Tagliaferri, assessore con delega all’Istruzione - : il rinnovo dei contratti delle cooperative ha fatto esplodere i costi del centro estivo, che già erano già più che raddoppiati nel corso degli ultimi quattro anni e questo sia per l’aumento generale dei costi sia per gli utenti più che raddoppiati. Le tariffe a carico delle famiglie sono rimaste però sempre fisse e coprono solo una minima parte del costo reale del servizio, mentre il resto è coperto dalle casse comunali».
In questo contesto «sono state raggiunte cifre non più sostenibili dagli stanziamenti di bilancio comunale - aggiunge Tagliaferri - : è chiaro che, con questo quadro, andrebbe prevista una revisione delle tariffe che non è stata fatta. Si è posta quindi l’esigenza di contenere i costi di un servizio che è comunque in continua crescita, come ci dicono anche i numeri delle iscrizioni di quest’anno. E per farlo, tra tutte le opzioni possibili, tagliare sulla mezz’ora finale del servizio ci è sembrata quella meno impattante».
Tra le alternative c’era quella di mettere un tetto al numero complessivo di bambini che era possibile accogliere o aumentare le tariffe. «Con queste opzioni sul piatto, la scelta fatta ci è sembrata quindi quella con un impatto inferiore, ma è chiaro che se dovesse creare così tanti disagi, si potranno fare valutazioni il prossimo anno - chiude Tagliaferri - : si potrà in caso ripristinare l’orario fino alle 17, sapendo però di dover intervenire per modificare le tariffe. Sono tutte valutazioni che si possono fare, c’è tutta la disponibilità a mettersi in discussione, ma deve essere chiaro che non può essere una spesa che cresce all’infinito per il Comune».
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