Agribusiness lodigiano, un motore di crescita che vale 740 milioni

FILIERA Assolombarda ieri sera a cascina Sesmones ha presentato il dossier: sono 1067 le imprese coinvolte per quasi 7mila addetti

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Nonostante un contesto internazionale complesso, il territorio continua a produrre ricchezza, crea occupazione e può contare su una delle filiere agroalimentari più solide d’Italia. È quanto emerso dall’analisi di Valeria Negri, direttore del Centro Studi, Territorio e Ambiente di Assolombarda, che a Cascina Sesmones di Cornegliano Laudense ieri sera ha tracciato una fotografia chiara dell’economia lodigiana: un territorio che ha fondamenta solide, ma che rischia di perdere slancio se non tornerà a investire in innovazione e competenze.

Mentre il 2025 si conferma un anno positivo per l’economia mondiale, con una crescita del 3,4 per cento, il territorio lodigiano non riesce a sfruttare pienamente questa spinta. «Il Pil lombardo si è dimezzato rispetto al 2024 e quello della provincia di Lodi è sostanzialmente azzerato - ha spiegato Negri -. Una crescita ferma attorno allo 0,6 per cento, insufficiente per tenere il passo degli anni precedenti. Ma limitarsi ai numeri dell’ultimo anno sarebbe fuorviante. Dal 2019 a oggi la produzione manifatturiera lodigiana è cresciuta del 23 per cento, l’export continua a mantenersi su livelli elevati e il sistema produttivo ha dimostrato una capacità di reazione superiore alle aspettative, nonostante pandemia, crisi energetica e tensioni geopolitiche». Le difficoltà, però, non mancano. Gli investimenti rallentano, le nuove imprese faticano a compensare quelle che chiudono e il tessuto imprenditoriale registra una progressiva contrazione. Eppure il mercato del lavoro continua a sorprendere. Nel 205 gli occupati sono aumentati e il tasso di disoccupazione resta stabilmente sotto la soglia fisiologica, vicino alla piena occupazione. Una contraddizione solo apparente. «Quando osserviamo il mercato del lavoro guardiamo i residenti -, ha precisato l’esperta -. Gli occupati crescono, mentre le imprese lodigiane arretrano perché altri territori riescono ad attrarre una quota maggiore di attività economiche». La posizione geografica della provincia resta strategica, favorita dai collegamenti infrastrutturali e da un sistema produttivo distribuito in modo equilibrato.

Tra i punti di forza del Lodigiano c’è l’agribusiness. «Una catena produttiva che parte dall’agricoltura, attraversa allevamenti, trasformazione industriale, meccanica agricola e servizi specializzati, coinvolgendo oltre 900 realtà produttive distribuite capillarmente in tutta la provincia: 744 milioni di euro di valore aggiunto, performance superiori al 40 per cento nei principali segmenti della filiera e una capacità di tenuta che si conferma anche nelle fasi economiche più difficili».

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