Risate “terapeutiche” con Maurizio Milani

Leggere un libro di Maurizio Milani è terapeutico. Si ride, sorride, ci si fa seri, poi il sangue amaro e infine ci si può mettere al tavolo e calcolare alla Liebniz. Cioè riflettere e tornare ad amare la vita. Perché Milani conosce il mondo e come gira. Può permettersi con la sua scrittura essenziale, aforistica, puntuta e strabica, di dargli del tu, discorrendo di Codogno (la sua città) come della Costa Rica. È un esempio. Ma si possono citare anche le fidanzate e il loro innamorarsi sempre sbagliato, le pale eoliche e il clima a miglia di distanza, i furbi e gli sciocchi. Ciò per dire che il comico-scrittore lodigiano ha dalla sua la capacità di rendere universale il particolare, di gonfiare la realtà con un surplus di fantasiosi accidenti surreali. Accostamenti linguistici e concettuali che avrebbero fatto felice Breton. E forse anche un certo surrealismo all’italiana, mai peraltro esistito se non per alcuni critici al pari dell’odierna declinazione dialettale e pittorica di “surrealismo padano”. E Milani potrebbe essere arruolato come portabandiera. E si troverebbe non poco a suo agio a sventolare un vessillo che potrebbe essere fatto con le pagine del suo nono libro: Chi ha ciulato la corrente del Golfo? Qui, lo scrittore prosegue e aggiorna il proprio dettato intellettuale, la prosa si raffina, non è mai sdrucciolevole, non sterza, anzi i personaggi (alcuni citati) del suo mondo acquistano nuovo vigore: la loro residenza è in questi “anni zero”. In altro luogo si era ricostruita la genealogia letteraria e la tradizione su cui la scrittura di Milani poggia. È la stessa, non è dimenticata. Anzi alla narrazione si è aggiunta anche una “tridimensionalità” che sembra avvicinarlo al cinema. (MAURIZIO MILANI, Chi ha ciulato la corrente del Golfo, Aliberti, Milano 2011, pp. 217, 13 euro)

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