Philip Roth va in cerca del Kafka che non c’è

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Una cinquantina di pagine scintillanti dell’eterno candidato americano al Nobel su un gigante della letteratura di tutti i tempi, costruite attorno a un’ipotesi: e se Kafka non fosse morto di tubercolosi nel 1924 e se fosse anche riuscito a sopravvivere alla Shoah riparando negli Usa, di lui cosa sarebbe stato? La risposta è semplice: nulla. Niente Processo, niente Castello, niente Diari. Scritto nel 1972 per gli studenti del corso di Lettere dell’Università di Pennsylvania, il libro di Roth - che ha come introduzione il folgorante scritto di Kafka Il digiunatore - è una storia fatta con i “se”, ma capace di raccontare con grande profondità e ironia la vita del praghese. Nel farlo, Roth parla della sua di vita, con l’humor - a volte nerissimo - che lo contraddistingue.

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P. ROTH, Ho sempre voluto che ammiraste il mio digiuno..., Einaudi, 2011, pp. 49, 8 euro

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