Morozzi, ritmo pop con “L’uomo fuco”

 Gianluca Morozzi, musicista e scrittore italiano, già autore di Blackout (thriller ambientato all’interno di un ascensore) e Cicatrici (noir dallo stile asciutto), continua a raccontare storie originali e non smentisce la sua fama neppure nel suo ultimo racconto, ambientato in una città del nord Italia. Lo stile è secco ed essenziale. E la vicenda è strana. Un ragazzo, che vive tra centri commerciali ed internet, miti come supereroi improbabili, foto di Megan Fox, amori non ricambiati e un unico amico, Seppia, un giorno riceve dallo zio non solo una rivelazione imprevista, ma anche una scomoda eredità. Così la monotonia dei giorni viene spezzata improvvisamente dalla scoperta di un destino crudele: essere uomo-fuco; quindi, egli erediterà non solo i beni dello zio ma anche la sua condizione, fino a quel momento nascosta a tutti. Il ragazzo indosserà l’improbabile costume di ape con tanto di giubbotto alla Fonzie e volerà per poi essere messo alla prova davanti a ciò che ha di più caro. Al di là della ricerca d’identità che accomuna tutti i romanzi, quest’ultimo si stacca dai toni crudi e dalle trame complesse dei precedenti per attingere sia alla storia del ‘900, per i riferimenti al nazifascismo e ai partigiani bolognesi, sia al genere fantastico tra figurette alate e superpoteri; la mescolanza di più generi, come letteratura, fumetto e cinema, è palese, e la storia è molto lontana dall’introspezione, dall’eccesso e dalla provocazione che contraddistinguono gli altri. Non più vite dolorose, tra memorie e sogni, che caratterizzano tante storie vere: qui tutto è più assurdo e meno drammatico, tra tanta ironia e cultura pop.

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