Miti, note e uomini per conoscere la storia del jazz
“La storia del jazz”

Miti, note e uomini per conoscere la storia del jazz

Un grande manuale che va alle origini di un genere che ha caratterizzato la cultura del Novecento

Il fondamentale volume “La storia del Jazz” di Luigi Onori, Riccardo Brazzale e Maurizio Franco, edito da Hoepli, rende omaggio all’arte sonora che maggiormente ha caratterizzato il Novecento e che oggi mantiene caratteristiche attuali grazie alle sue innate specifiche di integrazione tra patrimoni umani e culturali assai distanti tra loro. È la musica che, grazie alle orchestre di Count Basie, Fletcher Henderson e Glenn Miller, per prima fece ballare assieme neri e bianchi, in un’America che negli anni Trenta era fortemente caratterizzata da odio e segregazione razziale. La straordinaria capacità della musica afroamericana di svilupparsi tra tradizioni vocali, espressioni colte, improvvisazione e cultura popolare le ha permesso di evolversi e di raggiungere un pubblico sempre più ampio che certamente non si è limitato agli Stati Uniti. L’Europa già nei primi anni Venti fece da entusiastica cassa di risonanza alla musica arrivata da Oltreoceano e se il primo disco di jazz venne stampato nel 1917 a Manhattan per la casa discografica Victor dalla Original Dixieland Jazz Band capitanata da Nick La Rocca (cornettista di New Orleans di origine siciliana e nella cui formazione suonava un altro italoamericano, Tony Sbarbaro alla batteria), fu Parigi prima capitale nel vecchio continente a fare da trampolino di lancio alla nuova cultura. Da li in avanti furono innumerevoli le contaminazioni che cambiarono il jazz, pur mantenendone le caratteristiche salienti. Non più esclusivamente blues, ragtime e spirituals quindi, ma anche suggestioni dettate dalla musica classica europea. L’affermazione di Sonny Rollins «Il jazz è il tipo di musica che può assorbire molte cose ed essere ancora jazz» è vera anche alla luce dei continui cambi di rotta, nella sperimentazione di armonie e tipologie musicali di estrazione remota, lontane nel tempo e, oseremmo affermare, nello spazio. In questo poderoso volume l’epopea jazz viene descritta con minuzia di particolari: stili, aneddoti, riferimenti storici e sociali, la personalità di coloro che l’hanno praticata e resa grande, fino allo sguardo sulla dimensione di oggi. Dice Wynton Marsalis: «Il primo musicista jazz fu un trombettista, Buddy Bolden. L’ultimo sarà un trombettista, l’arcangelo Gabriele». E questo testo è li a raccontarcelo.


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