«É una specialità della casa, sin dal lontano 1957», scrive il poeta e scrittore Valerio Magrelli, facendo riferimento al proprio anno di nascita, a proposito dell’abilità nel farsi “Il sangue amaro”, come si intitola la sua ultima raccolta di versi, assai articolata e divisa in 12 sezioni, che arriva a otto anni di distanza dalla precedente silloge Disturbi del sistema binario.La fatica e le miserie del vivere prendono corpo nella parte migliore di questo volumetto (a un amico che compie 70 anni confessa: «Qui non si vede niente / è tutta una salita / figurati che già mi sento stanco»), che ha la delusione modellata dalla sapiente ironia che gli è propria per le illusioni del Natale, che sono poi quelle di Dio («povero gesùcristo, dio impotente, cosa speri di fare»?), per un sentire scorrere le cose sotto la pelle, colte in trasparenza, vita misteriosa che fluisce, come «il mormorante abbraccio» dei tubi d’acqua nascosti nelle pareti di casa.La realtà è che «l’ansia avanza e non consuma», rivelandosi come sostanza vana della vita stessa, e Magrelli se ne mette in ascolto, si guarda dentro, si autocelebra e dischiude, sorridente nello stemperare eventuali angosce sui propri limiti e insofferenze, ma impietoso, per costruire un ritratto esemplare di un modo d’essere, quasi di un’epoca, o almeno di questi nostri anni, perché la poesia, al suo meglio, è la voce di tutti e di ognuno.Una poesia salvifica, certo, come lo è per sua natura la poesia, ma assieme una poesia che non assolve, non trova nell’ironia la chiave che modifica la sostanza delle cose e apre la porta alla speranza del futuro («sono versi e danno fiele»), ma solo il palliativo dell’intelligenza sul sentimento incontrollabile, su angosce e paure: «Ti guardo, cerco di guardarti dentro / come se mi sporgessi su un abisso /.... / Vorrei stare con te lì in basso, invece / resto inchiodato a questo ponticello / atterrito
© RIPRODUZIONE RISERVATA