L’eredità armena cent’anni dopo il genocidio

L’Armenia, gli armeni. Cento anni dopo (Guida editori), scritto da Maria Immacolata Macioti in occasione del centenario della strage degli armeni, non è un libro sul genocidio, ma il racconto delle conseguenze che il genocidio ha avuto sulla vita degli armeni. È la narrazione della diaspora di un popolo che abitava nei confini dell’Impero ottomano e che oggi vive disperso nel mondo, ancora costretto a migrare alla ricerca di un’esistenza normale. Si migra dall’odierna Repubblica di Armenia nata nel 1991 dopo settanta anni di appartenenza all’Unione Sovietica, che comprende la parte settentrionale dell’antica patria, dove il commercio non è aiutato dalla chiusura delle frontiere con l’Azerbaigian e la Turchia: ma contemporaneamente si migra anche verso la Repubblica di Armenia, come nel caso di chi abitava in Siria ed è stato costretto a fuggire in seguito alla crisi siriana in atto. Che ne è stato degli armeni in questi cento anni? si è chiesta Macioti, per oltre trent’anni docente di Sociologia e già autrice, tra gli altri, del volume Il genocidio armeno nella memoria e nella storia (Nuova Cultura), uscito nel 2011. Dopo anni di ricerca, la docente ha cercato di rispondere a questa domanda, tracciando le strade percorse da chi è partito dal primo regno cristiano della storia. Oggi ci sono armeni in Russia, in vari paesi dell’Est europeo, soprattutto in Romania, ma anche nel Medio Oriente, in particolare in Libano, oltre che in Turchia, negli Usa, in Francia e in Italia: basti pensare a regioni come la Puglia, dove è ancora molto vivo il culto di San Gregorio armeno. Attualmente gli armeni in Italia sono pochi, ma hanno avuto un’importante presenza storica ancora visibile nelle città marinare: come Venezia, in cui vie, piazze e chiese gli sono state dedicate.Pur lontani tra loro geograficamente e politicamente, gli armeni sono accomunati proprio dalla memoria del genocidio, non universalmente riconosciuto, e dalle sofferenze patite nei decenni successivi. «Gli esuli non dimenticano il genocidio subito dagli avi. Non dimenticano la casa, la patria di un tempo» sottolinea Macioti, che nel suo libro, intende spiegare quanto «l’oblio che ha coperto la tragedia armena pesi sugli armeni dei nostri giorni.Per anni una parte dell’Armenia, quella che oggi è la Repubblica, ha sofferto nell’Urss, si è notevolmente impoverita, ha perso molti dei suoi membri in Siberia - afferma Macioti -. Quelli finiti in Romania hanno subito Ceausescu. Chi è emigrato in paesi tranquilli ha stentato a integrarsi per via del trauma subito, non è sempre riuscito a parlarne con la generazione dei figli. Non solo: è nato il terrorismo armeno, proprio per la negazione protratta del genocidio, scomparso solo man mano che giungevano i riconoscimenti». Il volume non tralascia neanche la questione del conflitto riguardante il Nagorno Karabakh, popolato da armeni ma appartenuto all’Azerbaigian durante il periodo sovietico, dal 1991 indipendente. Oggi ci vivono 120mila armeni, mentre sono 8 milioni quelli sparpagliati nel mondo e 3 milioni quelli che abitano la Repubblica di Armenia.

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Maria Immacolata Macioti, L’Armenia, gli armeni. Cento anni dopoGuida Editori, Napoli 2015, pp. 390, 19 euro

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