L’allegria di Zerocalcare per battere i “grilli parlanti”

L’allegria di Zerocalcare per battere i “grilli parlanti”

Bao ha pubblicato “La scuola di pizze in faccia” di Michele Rech

Non ha smesso di rallegrarci nemmeno in questi difficili tempi Michele Rech, alias Zerocalcare, che alla convivenza forzata con l’emergenza Coronavirus ha recentemente dedicato la mini-serie animata “Rebibbia Quarantine”, trasmessa su La7 in “Propaganda Live”.

Pochi mesi prima del lockdown, comunque, il giovane fumettista aveva fatto in tempo a pubblicare per Bao il suo ultimo volume, “La scuola di pizze in faccia”: una raccolta nella quale, “accollandosi” a modo suo l’inedito ruolo del professore, l’autore ha cucito assieme una trentina abbondante di strisce pubblicate tra il 2015 e il 2019, sul web e su alcune riviste (“Wired”, “Repubblica”, “L’Espresso”, “Best Movie”), arricchendola di tre inediti e di una “bonus story” conclusiva.

Autobiografico, autoironico e generazionale come sempre, più che salire in cattedra Zerocalcare sembra voler mettere in guardia, in primis se stesso, dai tanti “grilli parlanti” che, più o meno inconsapevolmente, animano ogni giorno quella “accademia di mitomania e direzione delle vite degli altri” convinta di poterci spiegare come si “impara a vivere”. Un esercito dai volti ora noti e ora anonimi, pronto a pontificare su qualsiasi argomento, in qualsiasi momento. e che partendo dal più innocuo dei consigli, o più spesso cavalcando la tigre dei social network, arriva a insinuarsi nelle nostre menti e a dividerne le coscienze. Un tema sempre più attuale, che entrando e uscendo dal proprio mondo popolano e fantastico l’autore affronta con il consueto humour, la consueta spontaneità e, dove necessario, la consueta denuncia delle ingiustizie, dell’egoismo e dell’indifferenza che caratterizzano la parte peggiore della nostra società.

A questo “fil rouge”, non scevro da amarezze e disillusioni, Zerocalcare alterna però parentesi decisamente più lievi, spesso riuscite, talvolta meno, pressoché sempre e comunque punteggiate dagli immancabili omaggi ai personaggi, ai “cult” e agli stili di vita dell’irrinunciabile (sub?) cultura pop, punk e nerd: una scelta che, per forma e contenuti, fa de “La scuola di pizze in faccia” un’opera certamente godibile, ma complessivamente meno strutturata, meno profonda ed emotivamente meno coinvolgente di quei piccoli capolavori che, da “Dimentica il mio nome” a “Macerie”, di questo eterno e nostalgico sognatore segnano senza dubbio gli episodi più felici.


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