La provocazione di Milani: il Lambro tra i siti dell’Unesco
“La la Lambro”

La provocazione di Milani: il Lambro tra i siti dell’Unesco

L’autore comico di Codogno compie «un viaggio da fermo» restando in bilico tra surreale e grottesco

Sono tanti i luoghi in cui possono nascere delle idee. Al chiuso o all’aperto, sotto la doccia o dovunque può scattare la scintilla per scrivere, per realizzare ciò che si pensa. A muovere la scrittura “La La Lambro - In viaggio da fermi tra i siti Unesco della cintura milanese” è stata la noia di non saper cosa fare d’estate. Così almeno sembra informare Maurizio Milani nel suo ultimo libro. Peraltro c’è da credergli, conoscendo anche la provenienza dell’autore, Codogno, prima città martire della pandemia o come qualcuno la chiama, lasciando per qualche istante dietro la porta la tragedia, “piccola Parigi” (si giura di averlo sentito dire e chissà che non la chiami così anche il nostro). E che nella successione dei tempi sospesi del lockdown e della stagione estiva, l’unica via possibile di fuga è stata quella di fondare un “comitato per il Fiume Lambro Sito Unesco”. Tutti i capitoli del libro ruotano su tale premessa e spiegano in modo fantasmagorico, surreale, “padanamente”, le ragioni per le quali l’Unesco dovrebbe accogliere tra i suoi siti il fiume. Per inciso contato “al primo livello di fogna”. Memori forse dell’antico nome romano. Ma qui si è nella leggenda, perché Petrarca ne cantava le acque limpidissime. Ma si sa che per il grande poeta l’acqua era sempre “dolce e fresca”.

Altro ambito, mentre quello di Milani ha altri obiettivi e li elenca per tutto il libro tra luoghi comuni (interamente stravolti e rovesciati), e persone (che nel suo sguardo si ibridano con l’ambiente creando irreali mostri). Ovviamente “La La Lambro” è già dal titolo un libro che danza, peccato sarebbe spoilerare o meglio citare i passaggi cruciali che sì fanno sganasciare dalle risate, ma che allo stesso modo suscitano nel lettore un cortocircuito riflessivo che potrebbe fargli esclamare: “se fosse tutto vero?”. Non c’è, d’altronde da stupirsi. Quante volte quell’interrogativo fa capolino nella quotidianità di ognuno? Di certo la comicità di Milani (al secolo Carlo Barcellesi) affonda le radici nella satira che pendola a seconda degli umori tra ironia e grottesco. E la scrittura che ne deriva dà sostanza a ciò che nel ’900 entrava nella categoria dell’“assurdo”. Ma su questo punto, chi scrive non è sicuro che venga prima il comico e poi lo scrittore. Anzi tende a ritenere che sia il contrario.


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