Ipogrammi in versi, nel segno di Rebora

Di Sandro Bajini (1928) ricordiamo l’attività di drammaturgo, di traduttore, di studioso e critico di teatro, Beckett e Ionesco soprattutto, di studioso e mentore dell’opera di Roberto Rebora e di poeta.

In quest’ultima direzione ecco pubblicati i suoi Ipogrammi. In estrema stringatezza, con un tono graffiante e qualche volta ultimativo, questa “collana” in sei parti di brevi testi poetici fra la sentenza e la considerazione talora ironica, talora costernata, mette a frutto la minuziosa capacità di cogliere i paradossi del vivere quotidiano con una tensione ironica ed autoironica che non sarebbe spiaciuta a Novello. Anche il tratto, il dettato poetico, ha il tono e le sfumature del codognese nella sua rifinita compiutezza. Così questi versi di Bajini sono abitati - dai Soliloqui a Inter nos- da un’affollata solitudine, da una calda estraneità di un osservatore minuzioso di paradossi, di questioni non poste, sospese, indisponibili, di arguzie e tic ecc... «Amore e rimembranza / sono una cosa sola / perché teneramente / vuol dir tener a mente». Oppure Filosofi: «Se Benedetto / è Croce / come può essere Gentile / Giovanni?». Eppure l’ipogramma non è reticenza o una semplice dichiarazione di brevitas, ma una millimetrica “macchina da guerra” alla spocchia e alla “stupidera” della sentenziosità del quotidiano. A Marco Innocenti prefatore del volume l’avvertimento: «Marco, se vado in giro / col mio panama in testa / è per comodità, / mi sarebbe d’impaccio / tenerlo sempre in mano». Un’ammonizione che vale una poetica.

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SANDRO BAJINI, Ipogrammi. Casabianca Edizioni, Sanremo 2011, pp. 124, 12 euro

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