Il sacrificio di Moro e la salvezza dell’Italia

L’avventura dell’Italia contemporanea affonda le proprie radici nella guerra fredda, s’ammanta di ombre inquietanti con la strategia della tensione e il terrorismo, per giungere sino a noi attraverso le stragi di mafia e Tangentopoli. Essa ha il suo epicentro, il momento di massima intensità drammatica, nel rapimento e nell’assassinio di Aldo Moro e della sua scorta. Di questo episodio molto si sa, anche grazie alla ripubblicazione delle lettere dello statista prigioniero delle brigate rosse, a cura dello storico Miguel Gotor (Il memoriale della Repubblica, Einaudi). Eppure un residuo di mistero permane ancor oggi, al pari d’un margine di enigmaticità che le inchieste, le confessioni, le testimonianze non sono riuscite a illuminare. Il romanzo di Ferruccio Parazzoli (che include Adesso viene la notte, già Mondadori, 2008), s’incunea in questo esatto punto cieco della storia italiana, cogliendovi - proprio qui, dove la ricostruzione razionale s’arresta e i fatti trascolorano nei fantasmi dei fatti - la rappresentazione di una lotta metafisica tra Dio e Satana, il Bene e il Male, a cui sarebbe stato appeso il destino della nazione. Mentre le «schiere nere degli uomini di partito e di Governo» impietriscono in Parlamento, colpevoli di omissione, e un Giulio Andreotti divenuto allucinazione notturna compare profetico all’uomo rapito, Paolo VI e poi lo stesso Moro vengono sottoposti alla tentazione: il ripudio della Fede in cambio della salvezza. Il mysterium iniquitatis, nella lettura di Parazzoli vede in Moro il capro espiatorio di una collettività e di un Dio impotenti, ma resta il tragico dubbio che il sacrificio sia stato senza effetto per il Paese.


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