Il mito di “San Siro”: la Scala del calcio e lo stadio dei sogni

Il mito di “San Siro”: la Scala del calcio e lo stadio dei sogni

Gianfelice Facchetti racconta il fascino del “Meazza” come una favola che si tramanda di padri in figli

Un grande contenitore vuoto di ferro e cemento. Non bastano i 22 giocatori in campo. “San Siro”, senza l’anima di chi lo vive sugli spalti, è un freddo corpo della storia del calcio. La consegna del trofeo di campione d’Italia all’Inter simboleggia il ritorno al passato per lo stadio di Milano nato 95 anni fa. Una stagione a porte chiuse entra negli almanacchi grazie al vaccino. E Gianfelice Facchetti, scrittore e attore, comincia a raccontarci all’orecchio la bellissima favola “C’era una volta a San Siro”. Con le prime parole colpisce dritto al cuore. “Nel terzo millennio la Scala del calcio merita qualcosa di meglio, che passi da un’autentica ristrutturazione oppure da un rifacimento. È a te che bisogna chiedere intercessione per avvisare il signor Meazza o invece toccherà al centravanti farsi ambasciatore col patrono del football, per accompagnarti pian piano verso il tunnel da cui escono i giocatori al fischio finale?”. Inter e Milan hanno deciso di puntare su un nuovo impianto da realizzare entro l’Olimpiade invernale del 2026. Scelta legittima, seppur discussa, ma questo libro va letto per capire chi, non cosa, perdiamo: un caro vecchio amico. “Bisogna entrare, varcare i cancelli e camminare nella storia, un po’ come fece Herbert Burgess, allenatore del Milan che guidò la squadra al suo esordio nel suo stadio. Leggenda vuole che il mister rossonero vivesse con moglie e figli in un appartamento costruito sotto il terreno di gioco…”. Questo è solo uno dei tanti fotogrammi incredibili scelti in un film da Oscar che ha visto protagonisti dello sport celebrati e dimenticati, stracittadine, gol indimenticabili e annullati, notti azzurre, magiche o da incubo. Senza per questo ignorare la musica e lo spettacolo, che a San Siro hanno trovato casa. “Per come è stato costruito, questo stadio è unico. Mentre suoni, è come se avessi di fronte un muro di umanità e ti torna addosso un entusiasmo enorme”, disse Bruce Springsteen. Votato tra i più belli al mondo anche dai maestri inglesi che sul “Times” scrissero: “La prima volta che vedi lo stadio Giuseppe Meazza, è impossibile non avere un sussulto. Quando è illuminato, sembra un’astronave atterrata nella periferia milanese”. Allora, come faceva suo papà Giacinto, Gianfelice vola in attacco per far gol: “Ascoltando la storia, è difficile sbagliare”.


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