Giovani sdraiati e adulti verticali: la guerra di Serra

Nell’asse cartesiano della vita i padri stanno inesorabilmente sulla linea delle ascisse, in verticale, mentre i figli si posizionano - orizzontalmente - su quella delle ordinate. E di lì, sembra dirci Michele Serra, i ragazzi “sdraiati” del terzo millennio non si muovono. Al punto che per trovare un punto di contatto con loro in un’ideale bisettrice i genitori devono inviare senza tregua i propri disperati messaggi verso l’altro asse, nella speranza che prima poi un segnale si innalzi timidamente anche da lì a disegnare un’intersezione e, con essa, una qualche forma di comunicazione che vada oltre i monosillabi con cui, per solito, gli adolescenti rispondono alle istanze degli adulti.

Parte da un esame “geometrico” dei rapporti fra padri e figli al giorno d’oggi questo bel libro dello scrittore e giornalista emiliano ormai da qualche settimana stabilmente piazzato nei primi posti delle classifiche di vendita nel Belpaese. Parte da Cartesio, dunque, ma finisce dalle parti di Freud & compagni, scavando ben dentro la carne (in specie quella dei padri) e imponendo un’attenta riflessione sul solco generazionale che pare essersi irrimediabilmente aperto fra un mondo ormai maggioritario di “vecchi” aggrappati alle leve del comando (sia esso politico, culturale, economico e finanche estetico) e una minoranza apparentemente abulica e sfiduciata di giovani, cui - complice la crisi – non è rimasta nemmeno la prospettiva del sogno a illuminare il futuro.In una sorta di ironico contrappasso, Serra - che ogni giorno elargisce le sue “pillole di saggezza” stando simbolicamente riverso sull’amaca stesa nelle pagine interne di «Repubblica» - ha scelto l’immagine della posizione prediletta dal suo 19enne figlio (per l’appunto cronicamente sdraiato sul divano, cuffie alle orecchie, smartphone e tablet in mano) per fotografare sin dal titolo lo status di molti adolescenti, cui mancherebbe la “terza dimensione” incarnata dalla verticalità dei loro genitori. E dunque la possibilità di relazionarsi concretamente con loro. Nel centinaio di pagine del libro, che si fa apprezzare anche per la qualità della scrittura, Serra mette a nudo tutte le sue fatiche di genitore alle prese con un giovane che pare sordo a qualunque segnale provenga dal “mondo degli adulti” e che non ne vuole sapere (almeno fino all’epifanico ed emozionante finale) di seguire l’invito del padre a percorrere insieme una mitica camminata in montagna. Ma si ha l’impressione che l’incomunicabilità fra i due sia figlia di una stortura di fondo: quella per cui Serra padre, che ha volutamente abdicato alla funzione di impartire direttive etiche chiare e definite al figlio (in ossequio a un’impostazione relativista post sessantottina), pretende di attrarre a sè e al suo mondo Serra figlio utilizzando una leva che questi non è in grado né ha interesse a usare. Cioè l’invito a farsi parte di comportamenti e stili di vita di matrice marcatemente estetica (la vendemmia con gli amici, la frequentazione di mostre e musei, la camminata in montagna...), che risultano stonati e “borghesi” agli occhi di chi ha ben altri interessi e problemi. Interessi e problemi che l’A. però sembra colpevolmente non volere (o non sapere) approfondire, limitandosi ad approcci timidi e imbarazzati.È un libro che si legge con gusto anche se lascia sul palato non poca amarezza e che invita pure chi non si trova a gestire le fatiche (e le gioie) della paternità a riflettere sulla “guerra dei mondi” (generazionale ma anche demografica) che sembra caratterizzare questo primo scorcio di Terzo millennio.

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Michele Serra, Gli sdraiati, Feltrinelli, Milano 2013, pp. 1098, 10,20 euro

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