Dimettersi dai sogni, ingannati dalla vita

Da comunista a padrona delle ferriere, da romantica compagna a disincantata amante, da sognante autrice di teatro a dirigente senza scrupoli che finirà vittima della società che ha contribuito a creare. È una Lettera di dimissioni dai sogni, dalle speranze, quelle individuali come quelle collettive, questo bel romanzo di Valeria Parrella che con una prosa di alto livello poetico trascina il lettore nella durezza dell’oggi. Anni che non si riconoscono quasi quelli che vive Clelia, la protagonista, perché solo a tratti dal fluire del racconto emergono elementi di cronaca. Si parte dall’infanzia, in quella Napoli del dopoguerra che sa catturare il lato migliore dell’umanità. E sono soprattutto donne quelle che portano avanti la storia. C’é la costante politica certo, perché la famiglia della protagonista è sostanzialmente una famiglia di comunisti, eppure la politica non c’entra. Il libro è sostanzialmente il racconto della vita di una donna, Clelia appunto, la cui famiglia sceglie di lasciare Napoli e andare a vivere a Pompei. Cresce semplicemente come una primavera tra visite guidate alle rovine e racconti della nonna Franca. Poi incontra l’amore, Gianni, con cui condivide 42 metri quadrati e la passione. Viaggiano in miseria con le valigie in prestito, affrontano insieme l’università, non guardano la tv. Coltivano caparbiamente sogni Lei scriverà un dramma, vincerà un concorso, diventerà celebre al punto che le sarà affidato un teatro un gestione. Si innamorerà poi nuovamente di Stefano, un uomo fatto di gelo che la trascinerà nella sua nuova, irriconoscibile, vita. Clelia diventa un’altra persona, senza sapere il perché.

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