Di penna e di piè, l’undici letterario di Silvano Calzini

Ci sono cognomi che aiutano a farsi (ri)conoscere. E per uno che vuole sfidare sul loro stesso terreno le “figurine” più famose del mondo del calcio, travestendo da calciatori i migliori campioni della letteratura mondiale di tutti i tempi (si osservi bene la copertina), chiamarsi Calzini è una bella fortuna. L’evocativa rima con Panini (quelli delle figurine per l’appunto) risuona immediatamente all’orecchio e l’associazione con parastinchi e scarpette chiodate viene parimenti naturale. Se poi alle venture dell’anagrafe si uniscono passione e competenza in materia di football e di letteratura, unitamente a una penna che svolazza leggera e briosa sulla pagina, proprio come il dribbling del miglior Dostoevskij-Maradona, allora il gioco (la metafora è d’obbligo) è fatto. E capita così che ne esca un libro gustosissimo e inclassificabile come questo Figurine (sottotitolo: 100 grandi scrittori raccontati come campioni del pallone) che Silvano Calzini manda in libreria in una nuova e arricchita edizione, in cui i primi 50 profili son diventati 100 e dove anche uno fra i critici letterari più seguiti d’Italia, Antonio d’Orrico («Sette» e «La Lettura» del «Corriere») si spende in una generosa quanto meritata postfazione.L’“album Calzini” - potremmo chiamarlo così senza offendere l’autore - presenta la sua ideale “formazione” partendo da un piccolo drappello di scrittori-giocatori “universali“ (Cervantes, Alighieri, Goethe, Omero, Shakespeare, Tolstoj), per poi toccare tutti i ruoli; prima quelli di un ideale 11 italiano, poi quelli di una compagine internazionale. Non mancano i “senza ruolo”, figure inclassificabili anche per un creativo come Calzini: ne fanno parte scrittori quali Arbasino, Céline, Cioran, Joyce, Manganelli, Pessoa, Pirandello, Wilde.Ma proviamo a vedere da vicino una delle folgoranti “schede” allestite da Calzini e ci perdonerà il lettore (ma è anche il bello di un libro come questo) se si andrà a pescare tra gli autori prediletti da chi scrive. Partiamo da Gadda, straordinario cavallo di razza della narrativa novecentesca. Calzini, che opportunamente lo colloca in difesa, esordisce con una triade azzeccatissima di aggettivi per definirne le caratteristiche: «Centromediano metodista arretrato di impostazione classica». Quindi ne parla come di un «ruminatore di calcio dalla tecnica sopraffina, ma di una lentezza a volte esasperante» cui una certa pinguedine certo non dava manforte. Inoltre, aggiunge toccando il tasto del noto caratteraccio del “Gaddus”: «Entrava in campo malmostoso, si piazzava al centro della difesa e non si muoveva più», E che dire di Montale (siamo qui a centrocampo), «campione schivo e riservato», che «rifuggiva la ribalta, detestava le trasferte e in genere qualsiasi cosa mettesse a rischio la sua routine di tutti i giorni» (d’altronde, come ebbe a confessare in una poesia, non visse forse «al 5 per cento»?). E per star tra i poeti ecco Carlo Porta, «giocatore schietto e senza fronzoli» che non sopportava «le troppe chiacchiere» essendo «uno che vedeva la porta (il calembour è servito, ndr), aveva il fiuto del gol e badava al sodo». Potremmo andare avanti a lungo, ma vi toglieremmo il gusto di farlo da soli. Provateci, ne vale la pena. Fino al triplice fischio dell’ultima pagina.

Silvano CalziniFigurine - 100 grandi scrittori raccontati come campioni del palloneInk Editore, Milano 2017, pp. 186, 16 euro


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