«Un chiaro attacco alla presenza ebraica nella società europea»

«Un chiaro attacco alla presenza ebraica nella società europea»

L’allarme lanciato durante la presentazione a Lodi del libro di Giulio Meotti

Caro Direttore,

lunedì 22 giugno, in occasione del nostro ottantanovesimo evento, abbiamo presentato il libro di Giulio Meotti “L’Europa senza ebrei. L’antisemitismo e il tradimento dell’Occidente” insieme all’autore (Giornalista de Il Foglio), Davide Romano (Direttore del Museo della Brigata Ebraica) e Alberto Giannoni (Giornalista de Il Giornale). Il volume tratta un tema di enorme gravità per il nostro continente, ovvero la progressiva e sempre più probabile scomparsa degli ebrei dall’Europa, con le sue implicazioni ormai evidenti di un antisionismo diffuso e di un antisemitismo strisciante, ma attivo. Il testo affronta anche, di converso, la sorte della presenza cristiana oltre che, più in generale, quello della libertà di religione, culto ed espressione.

Questo è, pertanto, un libro in cui scorgere i segni di un chiaro e inequivocabile attacco alla presenza ebraica nella società europea, un resoconto inquietante e drammatico di una comunità sotto il fuoco della persecuzione in tutta Europa, da Ovest a Est e da Nord a Sud. I numeri sono spaventosi, i casi sono eclatanti e il loro susseguirsi è stato, in taluni frangenti, un frenetico bollettino di massacri, violenze, sevizie e devastazioni. Uomini e donne, bambini e bambine, intere comunità di ebrei sono finite da oltre trent’anni nel mirino di una violenza fanatica, di un odio cieco, di un’intolleranza che è andata ben al di là delle frange estremiste dell’islamismo radicale o terroristico, per coinvolgere interi settori politici che, per motivi a volte anche lontani fra loro, si sono trovati accomunati dall’ostracismo nei confronti degli ebrei, della loro cultura, del loro mondo e delle loro tradizioni.

Questa opposizione assoluta e senza possibilità di dialogo ha coinvolto anche la presenza dello stato di Israele, tanto ormai da assistere a una sorta di doppio fenomeno tale per cui nel dibattito non si riesce più a comprendere se il motivo dell’antisionismo sia l’antisemitismo o viceversa.

E ciò avviene nell’acquiescenza generale quando non nel disinteresse, nell’apatia e nell’abitudine, non comprendendo che accettare tutto questo significa in qualche modo farsene complici.

Il testo si apre con l’inquietante, ma concreta prospettiva che entro il 2048, anniversario della fondazione dello stato di Israele, avremo un’Europa senza ebrei. Se ciò accadesse l’Europa non potrebbe più dirsi tale perché i suoi connotati, storicamente e culturalmente, sono la matrice greco-latina e quella giudaico-cristiana.

La giudeofobia ha ripreso in maniera esponenziale con il progredire dell’immigrazione islamico-musulmana e le sponde a questo quadro sinistro si trovano in varie parti del milieu intellettuale, a destra come a sinistra. Con una puntigliosa e per certi versi agghiacciante puntualità, l’Autore ci presenta i fatti, i vari contesti nazionali e le stragi accadute. Tutto ciò in un’ottica che non può non ricordare il clima di persecuzione che fu il preludio al progetto di distruzione della presenza ebraica in tutta Europa voluto dal nazismo. Le comunità si svuotano o, per paura, diventano invisibili, non indossando più i simboli di appartenenza, e le autorità minimizzano quando, addirittura, non si mostrano apertamente accondiscendenti a questi veri e propri pogrom a cielo aperto.

Per gli ebrei europei il futuro può quindi avere solo due scenari: nel primo l’Europa non ebraica non reagisce, si comporta come ha fatto finora, e quindi agli ebrei rimasti, per sopravvivere, non resta che l’esilio in paesi dove sono tutelati o in Israele. Nel secondo l’Europa non ebraica reagisce, riacquista il suo senso più profondo e torna ad essere un luogo dove la presenza degli ebrei è tutelata e difesa.

Il volume di Giulio Meotti è un libro molto duro, la cui lettura ci auguriamo favorisca un salutare risveglio collettivo, portando alla consapevolezza di che cosa perderemmo abbandonando i nostri “fratelli maggiori”: dopo secoli di lotte per le libertà fondamentali avremmo un restringimento del campo in cui ognuno di noi può e deve esercitare il proprio legittimo diritto alla piena espressione di sè. Tutto ciò che concerne la permanenza degli ebrei in Europa ci riguarda come amanti della libertà, come cittadini di uno stato di diritto e come credenti. Il nostro auspicio è che tutti lottino per rendere fattivo il secondo scenario, consapevoli invece della tragedia che si verificherebbe qualora si avverasse il primo.

Associazione Lodi Liberale

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