«Servono “braccia”, ma molti preferiscono i sussidi dello Stato»

«Servono “braccia”, ma molti preferiscono i sussidi dello Stato»

LA LETTERA Interviene Filippo Boffelli, agricoltore della Bassa

Egregio direttore,

la vicenda Covid-19 ha completamente stravolto, sconvolto e in molti casi peggiorato in modo estremamente decisivo la vita quotidiana e intera di tutti noi: il lavoro, la scuola, le vacanze, i passatempi e i rapporti tra amici e famigliari. Per quanto riguarda noi allevatori-agricoltori la nostra attività quotidiana non è cambiata molto, visto che abbiamo continuato a lavorare quotidianamente (sabato e domenica compresi) nei campi e nelle stalle. Certo abbiamo avuto e continuiamo ad avere anche noi grossi problemi, in primis il prezzo del latte in quanto alcuni industriali e grossi caseifici hanno fatto una vera e propria speculazione e opera di sciacalaggio. Il momento è critico per l’intera nazione e la paura è il baratro, visto anche il settore turismo che per quest’anno porterà ad un disastro economico enorme. L’agricoltura rimane l’unica ancora di salvataggio, ma la terra è bassa e nei campi c’è molto lavoro anche se molti italiani pur essendo rimasti senza lavoro non ci vogliono andare preferendo i sussidi statali!

Il vedere che frutta e verdura marciscono nei campi mi fa provare vergogna e grande delusione nel pensare che il cibo diretto o trasformato viene solo dalla terra. A tutto questo va aggiunta una burocrazia fatta di tonnellate di carte (spesso molto inutili) che fa rallentare il processo produttivo, mentre è proprio in questi momenti che bisognerebbe lavorare e stare tutti insieme per valorizzare il Made in Italy. Certamente l’economia nostrana avrebbe una situazione migliore, ma invece: nella casa del povero c’è generosità, concordia e serenità, mentre nella casa del ricco che approfitta delle situazioni di disagio c’è solo egoismo, inquietudine e discordia.

Filippo Boffelli

Codogno


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