«Serve una spiritualità cristiana vigorosa capace di dialogare con l’ateismo di oggi»

LETTERE AL DIRETTORE La riflessione di Giuseppe Di Biasi

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Gentile Direttore,

Civiltà Cattolica, nel suo ultimo numero, propone una riflessione su come vivere la fede cristiana in tempi di ateismo. «Gli esseri umani hanno imparato a vivere senza Dio». Il Dio tradizionale, invocato nei momenti di bisogno, non si concilia più con un mondo dominato da scienza e tecnica.

L’uomo ha voltato le spalle a Dio, sostituendolo con idoli moderni fatti di consumo, divertimento e autoaffermazione. Ma la fede non è un’idea astratta: è un richiamo di Dio. Credere significa attraversare la notte dell’assenza di Dio, restando aperti anche quando “brilla per la sua assenza”.

Interessante la distinzione tra “uomo religioso” e credente: il primo cerca un’energia impersonale che rassicuri; il secondo risponde a un Dio che si presenta come relazione viva e che lo invita a mettersi in gioco nella realtà concreta.

In questo dialogo con chi non crede, risuona una parola antica e sorprendentemente attuale: «L’uomo non può vedere il volto di Dio» (Es 33,20). È un riconoscimento del limite umano, un punto di incontro: la fede nasce proprio dentro questa difficoltà, non contro di essa.

Serve, dunque, una spiritualità cristiana vigorosa, capace di dialogare con l’ateismo contemporaneo. Una fede che non chiude gli occhi alla realtà, ma che guarda in faccia il mondo e non si tira indietro.

Giuseppe Di Biasi - Lodi

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