Quelle interruzioni della ciclo-pedonale che va a Boffalora

Quelle interruzioni della ciclo-pedonale

che va a Boffalora

Lodi

Che la questione della sicurezza per la Lega ex Nord, e più in generale per l’Amministrazione comunale di Lodi, sia in gran parte una strumentalizzazione propagandistica, un modo furbetto per raccogliere voti che non arriverebbero se si venisse giudicati obbiettivamente per i risultati concreti dell’azione amministrativa, lo si può capire anche da come alcuni pericoli per la sicurezza e l’incolumità delle persone vengono bellamente ignorati, e tutte le richieste di attenzione cadono nel vuoto.

Mi riferisco alla sicurezza dei pedoni e dei ciclisti. Gli investimenti sono continui, le notizie occupano frequentemente le pagine delle cronache, molte volte anche la prima pagina. Limitandoci alle biciclette, nell’ultimo anno le pagine del Cittadino hanno riportato almeno 20 incidenti importanti (molti altri non sono stati riportati): contusioni, fratture, trauma cranici, e due morti.

Chi si occupa di incidenti stradali sa che le “fatalità” sono rare, spesso ci sono delle condizioni intrinseche di insicurezza fra le cause determinanti. I danni dei comportamenti individuali sbagliati (eccesso di velocità, uso, telefonini, ecc.), possono essere molto limitati con le infrastrutture adeguate. Senza moderazione del traffico, corsie o piste ciclabili, spazi adeguati di sosta o svolta, o se sono carenti o fuori norma, i rischi di incidenti gravi aumentano.

Un esempio: a seguito del cedimento di alcune delle colonne della Cattedrale Vegetale, con ordinanza sindacale è stato disposto l’assoluto divieto di accesso al percorso ciclopedonale Lodi-Boffalora d’Adda, al fine di “tutela dell’incolumità pubblica e dell’integrità fisica della cittadinanza”. Il divieto ha interrotto un percorso molto utilizzato dai cittadini lodigiani e dei comuni limitrofi, ma le esigenze di sicurezza di chi si trova la strada la strada sbarrata sono state bellamente ignorate, come se non esistessero. Pedoni e ciclisti sono obbligati a percorrere un tratto di via Piave in cui ad un certo punto non esistono marciapiedi e attraversamenti in sicurezza. La presenza di un cantiere (per un certo periodo), di parcheggi che su un lato occupano tutto lo spazio lato strada, obbligano pedoni e ciclisti a camminare sulla carreggiata, schivati da auto e furgoni e bus e pullman.

Ho presentato un’interpellanza consiliare in cui chiedevo conto all’assessore all’Ambiente e Viabilità Alberto Tarchini dell’incolumità e integrità fisica dei pedoni e dei ciclisti; la risposta, quasi risentita, è stata un elenco di interventi che da altre parti della città, in futuro, saranno realizzati.

Ho chiesto di parlarne nella Commissione Ambiente del 7 marzo, è arrivato l’impegno dell’Assessore a fare un senso unico temporaneo in via Piave. Doveva entrare in funzione entro il 16 marzo, ma alla Commissione successiva, a cui ero assente per motivi di lavoro, ha annunciato si aver cambiato idea perché ormai si è deciso di eliminare la Cattedrale vegetale. Non si sa di preciso quando la il percorso sarà riaperto, nell’attesa dei lavori… la greenway regionale rimane ancora chiusa, rimangono tutte le condizioni di sicurezza e di illegalità. A norma di legge, se si interrompe un percorso ciclopedonale bisogna garantire le condizioni minime di sicurezza, ma la mancanza del necessario attraversamento pedonale e ciclabile, o dei tanti che parcheggino abusivamente in quel tratto - aggravando la situazione già critica - non è di interesse della Squadra Anti Degrado, così solerte nell’usare il pugno di ferro con i poveri cristi che vendono fiori.

È arrivata da tempo la bella stagione, e sarà inevitabile che il percorso sarà più frequentato. Per il lungo ponte di Pasquetta, il 25 Aprile, 1° maggio. A chi in modo irresponsabile continua a mettere a rischio la sicurezza delle persone ho solo un’ultima richiesta da fare: noi tutti speriamo che non succeda nessun incidente (e questo scritto serve anche per segnalare la situazione di pericolo, invitando a stare attenti), ma se dovesse succedere qualcosa, poi non dite che è stata una fatalità.

Stefano Caserini - consigliere comunale di 110&Lodi


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