Nel Lodigiano respiriamo male ma andare in bicicletta non ci salverà

E neppure la “caccia alle streghe” contro gli allevamenti è la soluzione

La provincia di Lodi vive una condizione ambientale complessa, determinata da fattori che non dipendono solo dalle scelte locali, ma dalla struttura stessa del territorio. Siamo un nodo attraversato da grandi direttrici di traffico, un territorio con una delle più alte densità zootecniche d’Europa, e allo stesso tempo un’area che sta cercando di costruire un modello di mobilità più sostenibile, fondato sulla ciclabilità e sulla riduzione degli spostamenti brevi in auto. Per questo, quando parliamo di qualità dell’aria, non possiamo limitarci a un solo fattore: dobbiamo leggere insieme traffico interregionale, agricoltura e mobilità urbana. Solo così si costruisce una politica credibile.

Il peso del traffico autostradale e delle grandi direttrici sull’inquinamento nel Lodigiano

La provincia di Lodi vive una condizione che non è frutto del caso, ma della sua collocazione strategica e della sua storia infrastrutturale. Il traffico autostradale, tangenziale e delle grandi direttrici è uno dei principali responsabili dell’inquinamento atmosferico. Siamo un territorio attraversato da corridoi nazionali, da poli logistici di scala europea, da flussi pendolari verso Milano che ogni giorno generano un volume di traffico che nessun comune, da solo, può governare. In provincia di Lodi il traffico autostradale e delle grandi direttrici è uno dei principali contributori all’inquinamento da biossido di azoto e PM10, con un’incidenza stimata tra il 35% e il 50% nelle aree prossime ai corridoi A1–A58–SS9–SS235. Le fonti locali confermano che Lodi è tra le città più esposte all’inquinamento da traffico in Lombardia, seconda solo a Milano. Perché il Lodigiano è così esposto al traffico pesante? La provincia di Lodi è attraversata da un sistema di infrastrutture che concentra traffico pesante e pendolarismo:

• A1 Milano–Bologna (asse nazionale di massima intensità)

• A58 TEEM (tangenziale est esterna)

• SS9 Via Emilia

• SS235 Paullese

• SP ex SS415 Paullese (traffico pendolare + mezzi pesanti)

• Nodo logistico di Casalpusterlengo–Somaglia (interporto, poli logistici)

Questi assi generano un flusso costante di:

• mezzi pesanti direzionali (Nord–Sud)

• traffico pendolare verso Milano

• traffico di attraversamento

Quanto incide questo traffico sull’inquinamento di biossido di azoto

È l’inquinante più direttamente legato al traffico.

• Lodi è seconda solo a Milano per livelli di biossido di azoto₂ legati al traffico

• Lungo A1, A58 e Paullese i livelli di biossido di azoto sono fino al 40–60% più alti rispetto alle aree rurali del Lodigiano

• Nei comuni prossimi alle direttrici (Tavazzano, Zelo Buon Persico, San Martino, Casalpusterlengo) il contributo del traffico può arrivare al 50% delle concentrazioni totali. PM10 e PM2.5

Il traffico contribuisce meno rispetto al riscaldamento domestico, ma:

• nelle fasce a ridosso di A1 e Paullese il contributo del traffico può raggiungere il 30–40% del PM10 locale

• Lodi città ha registrato 28 giorni oltre i limiti PM10 già a ottobre 2025, segno di forte pressione emissiva.

Dove il traffico pesa di più nel Lodigiano

Aree ad alta incidenza

• Cintura nord di Lodi (A1 + Paullese)

• Zelo Buon Persico – Mulazzano – Dresano (A58 + Paullese)

• Casalpusterlengo – Somaglia (A1 + polo logistico)

• San Martino in Strada – Tavazzano (SS9 + ferrovia + A1 vicina)

Aree a media incidenza

• Codogno – Maleo – Ospedaletto (SS9 + traffico interprovinciale)

• Lodi Vecchio – Borghetto (A1 + SP ex SS235)

Quanto incide l’agricoltura sull’inquinamento del Lodigiano

Il Lodigiano non è solo una terra agricola: è uno dei territori più intensamente zootecnici d’Europa. E questo ha un impatto diretto e innegabile sulla qualità dell’aria. Accanto al traffico autostradale e ai grandi assi di attraversamento, l’agricoltura - e in particolare la zootecnia intensiva - è oggi uno dei principali contributori dell’inquinamento atmosferico della provincia di Lodi. Non è una posizione politica: è ciò che dicono i dati, gli studi. E quando Lodi supera i limiti di PM10, spesso è proprio la combinazione tra traffico + agricoltura + biomasse a creare la miscela più critica. Perché l’agricoltura pesa così tanto sull’aria del Lodigiano?

1. Una delle più alte densità zootecniche della Lombardia

Il Lodigiano concentra allevamenti bovini e suini in numeri che pochi territori europei sostengono. Questo significa emissioni elevate di ammoniaca , che è il precursore principale delle polveri sottili secondarie (PM10 e PM2.5).

2. Spandimenti di liquami e fertilizzanti

Nei periodi autunnali e invernali, quando l’aria è già stagnante, gli spandimenti contribuiscono a far salire rapidamente i livelli di PM10. Legambiente denuncia che, anche con aria “cattiva”, gli spandimenti continuano senza misure adeguate.

3. Metano e gas serra dagli allevamenti

Il settore agricolo è una delle principali fonti di metano, un gas climalterante molto più potente della CO2. Nel Lodigiano, questo incide sulla qualità dell’aria e sul bilancio climatico.

La risposta non può essere locale: deve essere regionale e nazionale. Se il problema è sovralocale, anche la soluzione deve esserlo. Serve una strategia che tenga insieme:

• regione, province e comuni

• mobilità sostenibile e pianificazione logistica

• infrastrutture e tutela della salute,

• riduzione del traffico e alternative credibili per i cittadini.

Non basta chiedere ai comuni di “fare la loro parte” quando il 40–50% dell’inquinamento deriva da flussi che i comuni non controllano. Serve una politica che riconosca questa asimmetria e che compensi i territori più esposti.

La verità da dire con chiarezza

Il Lodigiano non può essere lasciato solo. È un territorio che sostiene un peso ambientale enorme per garantire produzione alimentare, allevamento, logistica e mobilità nazionale. E questo peso ricade sui cittadini in termini di salute, qualità dell’aria e limiti alla vita quotidiana.

Per questo serve una politica che:

• riconosca il ruolo dell’agricoltura nell’inquinamento, senza demonizzare ma senza nascondere

• sostenga la transizione verso pratiche meno emissive, premiando chi innova

• coordini misure tra Regione, Comuni e filiere agricole, perché nessuno può farcela da solo

• compensi i territori più esposti, come già avviene per altri settori strategici.

L’agricoltura nel Lodigiano incide sull’inquinamento, soprattutto attraverso ammoniaca, metano e PM10 secondario. Non è un’accusa: è un dato che deve essere riconosciuto e guidare una transizione che tuteli la salute dei cittadini senza abbandonare il mondo agricolo, ma accompagnandolo verso pratiche più sostenibili.

Un problema complesso richiede una risposta integrata

Il Lodigiano non può essere trattato come un territorio “colpevole” dell’inquinamento che respira. È un territorio che sostiene un peso ambientale per:

• traffico nazionale e metropolitano

• logistica di scala europea

• produzione agricola e zootecnica che serve un mercato molto più ampio

Per questo la politica deve:

• riconoscere la natura sovralocale del problema

• coordinare le politiche tra comuni, provincia e regione

• sostenere la transizione agricola verso pratiche meno emissive

• chiedere compensazioni ambientali per i territori più esposti

• integrare mobilità, agricoltura e pianificazione territoriale

Conclusione

Il Lodigiano respira l’inquinamento di tre sistemi: traffico interregionale, agricoltura intensiva e mobilità urbana. La ciclabilità è la leva più efficace e immediata che i comuni possono attivare, ma non basta serve una strategia territoriale che affronti i flussi autostradali e interegionali e anche le emissioni agricole. Non è una battaglia contro qualcuno: è una battaglia per la salute dei cittadini e per un territorio che merita politiche di compensazione e innovazione.

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