Martiri del Poligono, Broletto occupato: «Abbiamo aspettato invano delle scuse»

Martiri del Poligono, Broletto occupato: «Abbiamo aspettato invano delle scuse»

L’intervento dell’Anpi provinciale del Lodigiano

Abbiamo aspettato invano…

Sabato scorso, giorno di mercato, come al solito l’ampia sala aperta sotto il Broletto (che in tempi antichi accoglieva le assemblee) era strapiena di biciclette. Cosa che dimostra come i lodigiani non siano insensibili ai temi della lotta all’inquinamento: se si può, meglio la bicicletta, almeno per andare in piazza al mercato.

Ma sabato scorso non era solo giorno di mercato. Era il 22 agosto, data civile sacra per la collettività lodigiana: settantasei anni fa, in quella tremenda giornata cinque partigiani lodigiani furono fucilati al Poligono di tiro (non furono i soli. Altri sei partigiani subirono la stessa sorte nei mesi successivi, fino all’8 marzo del 1945).

Negli anni dopo la guerra e fino ad oggi, questa data è sempre stata considerata dall’istituzione comunale come fondativa della Lodi contemporanea, come momento in cui si possono leggere con chiarezza le ragioni in campo nel conflitto tra fascismo e antifascismo.

Questa ricorrenza ha accompagnato la crescita civile di tutte le generazioni del dopoguerra. Per questo è sempre stata particolarmente sentita dalla Lodi democratica e antifascista.

Chi è arrivato sabato mattina al Broletto, con l’intenzione di partecipare alla commemorazione, è rimasto sbalordito: non solo lo spazio era occupato dalle biciclette di incolpevoli cittadini, ma non c’era segno alcuno di un’imminente pubblica celebrazione. Non bandiere, nessun impianto di amplificazione e nessuna sedia. Non era mai successo nei decenni precedenti. L’amministrazione è rimasta indifferente alla sua stessa celebrazione. Ma non la città: molti lodigiani si sono avvicinati per chiedere cosa fosse successo e perché non ci fosse nessuna preparazione, nel luogo che ha visto celebrare la democrazia conquistata grazie ai partigiani e a quei partigiani in special modo, da tutti i sindaci eletti dal dopoguerra ad oggi.

Stupore e indignazione erano i sentimenti di tutti. E la domanda di tutti è stata: chi sono i responsabili di questo oltraggio alla città? E a che scopo?

In questi giorni abbiamo aspettato invano una spiegazione, delle scuse rivolte alla cittadinanza tutta. Non sono arrivate né l’una né le altre.

Ci siamo quindi convinti che l’oltraggio era voluto. E l’obiettivo chiaro: cominciare a smantellare dalla memoria collettiva i momenti decisivi della storia cittadina e con essi i valori su cui è fondata la coesistenza di tutti i lodigiani. A che pro?

A questa domanda dovrebbe dare risposta anzitutto il vice sindaco, così pronto a pontificare di democrazia, naturalmente liberale, come ama dire.

Dovrebbe ben sapere che il decoro nelle commemorazioni è l’essenza stessa del rispetto verso coloro di cui si ricorda il sacrificio. La trascuratezza di sabato cosa esprimeva? Ce lo spieghi, il vice sindaco.

Diversamente, noi resteremo convinti che l’amministrazione ha imboccato la via dello smantellamento delle ricorrenze non gradite. Se è così, cercheremo, in ogni modo democratico, di impedirglielo.

Perché, alla fine, davanti a episodi come questi, bisogna pur dare una risposta alla più spontanea delle domande: sono incapaci o lo fanno apposta?

Ufficio di Presidenza

ANPI Provinciale del Lodigiano

Lodi


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