Lodi: «In 12 anni hanno eliminato il verde che impreziosiva Porta Regale»
Se si confrontano le fotografie di Porta Regale negli anni ‘60, reperibili sul sito dell’ottimo Archivio Bescapè, con le immagini di Google Street View antecedenti al 2014 appare evidente come questo scorcio di Lodi sia rimasto praticamente immutato nell’ultimo mezzo secolo e che una gran parte del suo fascino da cartolina abbia risieduto nella bellezza della vegetazione circostante: i grandi ippocastani del fossato, i cipressi, la magnolia di fronte alla Porta e alcune conifere alle sue spalle. I primi a sparire sono stati gli ippocastani, poi nel 2021, con il primo cantiere, è toccato agli iconici cipressi e oggi l’ultima a cadere è la magnolia, che per più di venti primavere ci ha allietati con le sue spettacolari fioriture.
Il Comune di Lodi ha recentemente dichiarato che lo spostamento della pianta è stato effettuato nell’ambito del cantiere di “Lodi Murata”, “seguendo tutte le prescrizioni tecniche indicate dagli agronomi”, riporto dal post sulle pagine social. Tuttavia, da laureata in Agraria, mi domando se non fosse lapalissiano anche per i non addetti ai lavori che l’espianto di una magnolia ultraventennale con il taglio delle radici profonde e il trapianto in un terreno secco, nel pieno di un’estate flagellata da temperature record e senza irrigazioni di soccorso, si sarebbe inevitabilmente concluso in una sentenza di morte per lo sfortunato vegetale.
Seguo da anni con interesse le attività di Lodi Murata e ho anche partecipato ad alcune escursioni organizzate dall’Associazione e sono a conoscenza del fatto che l’abbattimento della vegetazione di Porta Regale ha avuto come obiettivo la ristrutturazione delle volte sottostanti al fine dell’utilizzo a scopo turistico. Mi domando però se proprio non ci fosse modo di salvaguardare la stabilità delle strutture senza sacrificare tutte le piante presenti nel fossato e adiacenti alla Porta, o se forse il taglio sia stata la soluzione più rapida, meno costosa e meno complicata. È pur vero che l’apertura delle gallerie della Lodi sotterranea sortirà sicuramente un certo interesse turistico, ma credo che la desolazione che ora incombe su Porta Regale sia un prezzo piuttosto elevato da pagare da parte dei Lodigiani che la vivono quotidianamente.
Sono cresciuta in via San Bassiano, e ai miei occhi l’angolo di piazzale Fiume da cui si vedono Porta Regale e il Torrione è sempre stato uno dei punti più belli e caratteristici di Lodi. Nell’arco di una decina d’anni di quella cartolina è rimasta solo la Porta, circondata da un prato di erba secca. Sono certa che il progetto di riqualificazione prevederà la piantumazione di qualche alberello, ma non sarà sufficiente a rimpiazzare esemplari di venti, cinquanta e più anni, in termini di valore paesaggistico ma anche di capacità di ombreggiamento, fornitura di ossigeno e assorbimento dei gas serra responsabili dei cambiamenti climatici, soprattutto nella Pianura Padana, l’area più inquinata d’Europa. Certo, non sarebbero stati i pochi alberi di Porta Regale a fare la differenza ma il loro taglio, a mio parere, ha costituito un precedente dannoso e un cattivo esempio. Sarebbe auspicabile che i responsabili dei progetti e le Amministrazioni riflettessero sui problemi climatici locali e globali e passassero al vaglio soluzioni alternative prima di arrivare a tagliare gli alberi. Vi ringrazio per l’attenzione.(Valeria Todeschini)
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