«La sfida dell’energia solare passa anche dai campi»

di ANDREA POGGIO

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Il fotovoltaico è una minaccia per l’agricoltura e per il Lodigiano? Si dovrebbe fare solo sui tetti delle case e dei capannoni, altrimenti sarebbe “consumo” di suolo al pari della logistica e dell’autostrada? Se si legge la letteratura scientifica, se si ascoltano gli esperti, gli agronomi e gli ecologi, si giunge alla conclusione opposta: moderni ed efficienti impianti fotovoltaici, accompagnati da una progettazione ecologica, promuovendo la creazione di siepi, boschetti, zone umide e habitat diversificati di flora e fauna, insetti impollinatori e avifauna aiuterebbero l’agricoltura e migliorerebbero ambiente e biodiversità. Legambiente ha premiato il 6 agosto scorso aziende agricole d’Italia che hanno coltivato sotto i pannelli solari lenticchie, zafferano, limoni, ortaggi e frutta, viti e vino biologico, dove pascolano anche pecore capre. Tanto che l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza ha realizzato un impianto agrivoltaico alle spalle del campus, allo scopo di sperimentare coltura agricole compatibili. Con una potenza di picco di 500 kW, occupa 8.000 metri quadrati e copre circa il 60% del fabbisogno energetico dell’ateneo e l’eccedenza al servizio di una comunità energetica. La settimana scorsa Papa Leone XIV istituisce la Fondazione “Fratello Sole” per realizzare un grande impianto agrivoltaico a Santa Maria di Galeria, nella campagna romana: l’impianto alimenterà la stazione radio lì presente e garantirà il sostentamento energetico di tutto lo Stato della Città del Vaticano.

I pannelli solari non impermeabilizzano il suolo come con cemento e asfalto, sono sostenuti pali estraibili picchettati o avvitati nella terra, tanto che l’ISPRA definisce uso e non consumo di suolo. Per l’Europa (direttiva monitoraggio del suolo e Strategia biodiversità) sono “rispettosi della biodiversità”, sono “infrastrutture verdi” capaci di coniugare benefici energetici, ecologici e sociali.

Luigi Moccia (Consiglio Nazionale Ricerche) ci ricorda che meno del 3% delle campagne italiane è dedicato alla biodiversità (siepi, filari, canali erbosi e zone umide), un livello ben al di sotto dell’obiettivo nazionale di almeno il 10% indicato dalla Strategia Nazionale della Biodiversità: mancano 875.000 ettari su una superficie agricola utile totale di 12,5 milioni di ettari. Basterebbe un quinto di questa superficie a fotovoltaico per ottenere tutta l’energia elettrica solare necessaria all’Italia del 2050 (PNIEC), senza più petrolio, gas e nucleare. Luigi Moccia conclude: “Il proibizionismo solare, al contrario, ostacola il raggiungimento di questi obiettivi ecologici, privando il paese di un’opportunità unica per integrare energia pulita e tutela della natura.”

Ma non sarebbe meglio tappezzare di pannelli solari tetti delle case e dei capannoni industriali? Sì, perché l’energia autoconsumata dimezza la bolletta. Sui nuovi capannoni dovrebbe essere obbligatorio coprire il tetto di pannelli. Ma non basta. Non basta perché gli impianti posti sui tetti sono in genere piccoli, meno produttivi e in genere tre volte più costosi. Abbastanza economica per l’autoconsumo, perché l’elettricità che paghiamo in bolletta costa molto di più (30 centesimi al chilowattore), ma per il mercato elettrico all’ingrosso si deve produrre a meno di 7 centesimi.

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