«La cura dei cittadini richiede fatti concreti»
LA LETTERA «Bisogna potenziare il personale sanitario»
Lettura 1 min.LODI E PAVIA
Gentile Direttore,
i dati recentemente diffusi dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) offrono un quadro su cui è indispensabile riflettere con franchezza. La Lombardia si posiziona al nono posto a livello nazionale per la tempestività nell’erogazione delle prime visite specialistiche e scende al decimo per gli esami diagnostici.
Al di là delle classifiche, si tratta di numeri che descrivono una realtà ben nota a tante famiglie: la difficoltà di ottenere prestazioni sanitarie fondamentali nei tempi previsti dalla prescrizione medica. Quando un cittadino è costretto ad attendere mesi per un accertamento, ad aumentare non è solo l’ansia per la propria salute, ma anche il rischio che una patologia si aggravi.
Un ritardo nella diagnosi, oltre a danneggiare la qualità della vita del paziente, comporta inevitabilmente un costo umano ed economico più alto per l’intero sistema pubblico.
Sul fronte opposto, l’Assessorato regionale al Welfare ha espresso la volontà di invertire la rotta attraverso l’aggiornamento delle linee guida sanitarie per il 2026. I provvedimenti annunciati introducono novità significative: tempi stringenti per la prenotazione delle ricette con priorità alta o breve, il potenziamento della telemedicina, una maggiore integrazione tra ospedali e strutture assistenziali (RSA), il rafforzamento delle Case di Comunità e l’estensione di tutele specifiche per malati complessi come i pazienti affetti da SLA.
Si tratta indubbiamente di intenti che vanno nella direzione della modernizzazione. Tuttavia, per chi vive sulla propria pelle la condizione di malattia, la misura dell’efficacia si valuta solo nei fatti. Fissare scadenze burocratiche per le ricette o digitalizzare i servizi è utile, ma rischia di rivelarsi insufficiente se non si affrontano i problemi strutturali di fondo.
Per abbreviare davvero i tempi di attesa occorre investire in modo prioritario sul personale sanitario, ammodernare i macchinari diagnostici sul territorio, rendere pienamente operativo e trasparente un Centro Unico di Prenotazione (CUP) che metta in rete strutture pubbliche e private convenzionate e sviluppare una vera medicina di prossimità. Chi affronta una malattia vive una condizione di smarrimento e fragilità che coinvolge l’intero nucleo familiare; ed è proprio a questa fragilità che le istituzioni devono dare risposte tempestive ed empatiche.
La speranza è che le nuove direttive regionali non rimangano buone intenzioni sulla carta, ma si trasformino rapidamente in un miglioramento tangibile della quotidianità per tutti i cittadini della nostra regione.
Emanuele Gallotti
Pavia
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