«Impedire le visite dei parenti in ospedale  è un’assurdità»

«Impedire le visite dei parenti in ospedale

è un’assurdità»

Il dottor Costantino Bolis, già primario dell’ospedale Maggiore di Lodi, in una lettera inviata al «Cittadino» ribadisce l’assenza di ragioni scientifiche dietro lo stop

Cari amici del MEIC, ieri, dopo quaranta anni di lavoro, il colloquio con un figlio di un paziente anziano ricoverato in un grande ospedale milanese, mi ha profondamente toccato ed impedito di riposare sereno questa notte. Non voglio togliere anche a voi il meritato riposo, ma solo mi sento di raccontarvi il fatto.

Un signore ultraottantenne, di un nostro piccolo paese, in ottime condizioni generali, senza patologie ed ancora prezioso aiuto per i figli, durante un lavoro domestico si è procurato un grave trauma che ha richiesto il ricovero per quattro giorni in Terapia Intensiva a Lodi e successivamente in un centro specializzato di Milano. Il fatto è accaduto il 30 settembre e ad oggi, dopo venticinque giorni, rimane ricoverato in condizioni critiche.

Il figlio, disperato e sconvolto dalla notizia che il papà si era ulteriormente aggravato, con notevoli probabilità di morire a breve, mi ha chiesto un aiuto per poterlo vedere almeno una volta. In tutto il periodo di ricovero, infatti, in un reparto covid free, mai è stata concessa ai figli la possibilità di far visita neppure per pochi minuti. L’anziano genitore, per quel poco che riusciva a parlare al cellulare, ha continuato a chiedere “perché non venite dentro a parlarmi, cosa ho fatto...”, gettando i famigliari in una angoscia enorme al pensiero che il padre ritenesse di essere da loro abbandonato.

Ieri, come dicevo, un aggravamento importante e la supplica di aiuto a me. Ho subito chiamato un collega che lavora in quell’ospedale, gentilissimo si è interessato, ha confermato il quadro di estrema gravità e si è fatto portavoce nel reparto per consentire almeno un saluto al degente. Subito i figli sono andati ma, pur con parole gentili, non sono stati autorizzati ad entrare in camera.

Ho visto il pianto del figlio e la tristezza enorme delle sue parole, sempre espresse con tanta educazione e dignità.

Pur essendo questa una delle tante storie, simili fra loro, che in questi mesi ho toccato personalmente con mano, uno dei numerosi casi in cui ho cercato, con le mie conoscenze, di dare una mano a parenti disperati, non so perché questa volta, nelle ore successive e per tutta la notte, non mi ha abbandonato il volto di quel figlio e la immagine del paziente che, uomo lucidissimo, non comprende il perché di essere stato abbandonato dai figli, da lui aiutati incessantemente fino al 30 settembre.

E qua, permettetemi una piccola riflessione.

Questa è una assurdità che non ha alcun razionale scientifico, ma si configura quasi come un sequestro di persona ed una gravissima limitazione della libertà personale. I medici hanno completamente abdicato alla possibilità, pur con il rispetto di tutte le norme di sicurezza, di trovare una forma di incontro fra malato e congiunti, che nessuna legge o disposizione proibisce.

Anche il DPCM del 24 ottobre, stilato in piena emergenza (non era fra altro questa la situazione fino a 7 gg fa), al punto 9, paragrafi aa / bb, così recita: “... È fatto divieto agli accompagnatori di sostare nelle aree del Dipartimento Emergenza (Pronto Soccorso )...”, ma nulla dice su come ci si debba comportare nei reparti di rianimazione e di degenza, rimandando alle disposizioni, valide anche per le RSA, che le singole Direzioni devono stendere in base alla tipologia ed allo stato delle singole realtà. Come vedete i margini per garantire uno spiraglio di umanità e di vicinanza a chi soffre, ci sono ed è possibile trovare alternative al tutto chiuso.

Costa fatica, richiede un supplemento di responsabilità da parte dei Primari?: certamente si!

Il no a priori è a volte una soluzione di comodo, per chi si trincera dietro assurdi problemi medico legali, come già accadeva spesso prima del covid?: a mio giudizio si!

È accettabile che si prosegua con disposizioni che lacerano dal punto di vista psicologico malati e famigliari?: lascio a voi qualche risposta e mi scuso se ho abusato del vostro tempo ma non riuscivo a tenere tutto per me.

Oggi, mentre pranzavo, un’altra richiesta di aiuto, una storia simile, una nuova famiglia disperata....

È dura!

Grazie a tutti per il paziente ascolto.

Costantino Bolis
Medico

Orio Litta


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