«Il ciclismo fantastico di Pantani e Pogacar, ricordando Franco Bernardelli»
La testimonianza di Giuseppe Pratissoli
Lettura 1 min.Tra pochi giorni incomincia il grande ciclismo. Quello agonistico dei campioni. Quello che sulle strade richiama gli appassionati che da ragazzi hanno sognato di diventare campioni e che, passata l’età, si accontentano di immedesimarsi nei ragazzi che sono stati capaci, per dono della natura e volontà loro, di arrivare a vivere per qualche anno quei sogni. Quelli del ciclismo fantastico di Pantani, tra il 1994 e il 1998, e quelli che accompagnano immancabilmente il ciclismo di oggi, interpretato dal 2020 dal migliore di tutti, per me, Tadej Pogacar, che non considero solo sloveno d’origine o di Montecarlo di casa o per la bici italiana (pedala una Colnago) ma, per l’entusiasmo che dona e la storia che arricchisce di questo sport, Pogacar è di tutto il mondo e che i tifosi di Pantani hanno adottato.
È così che, tramite Pogacar che lo imita e gli aggiunge quello che dei delinquenti dello sport gli hanno tolto il tempo di dare, Pantani continua a essere sempre vivo tra gli appassionati di ciclismo, perché rimangono indimenticabili le emozioni che ha dato nel suo periodo d’oro, con Giro e Tour 1998, la sua forza di volontà di risorgere dalle sventure prima, il suo tramonto durato 5 anni e la sua scomparsa il giorno di San Valentino, il 14 febbraio 2004, 22 anni fa.
Il suo ricordo si continua a trasmettere attraverso ogni cosa che gli è stata dedicata, dovunque. Il suo nome si continua a leggere sull’asfalto delle strade di tutte le più grandi corse del mondo, dove ha dato maggior spettacolo, involandosi in imprese solitarie.
Ricordo puntuale, quando ci passano accanto, o sopra, le ruote della bici dei campioni di oggi, di Pogacar dalla pedalata che come Pantani non ha eguali per stile, agilità e generosità nel donarsi e donarla.
Pogacar che, per incominciare, vedremo di nuovo il 7 Marzo nelle Strade Bianche a Siena che ha già vinto più volte alla maniera più bella (da solo, per distacco) e poi il 21 marzo nella Milano-Sanremo, la sola classica-monumento che manca nel suo albo d’oro di corridore, il migliore del mondo dal 2020 in poi su tutti i percorsi. Seguiranno poi tutte le altre sue partecipazioni e imprese che per tutti i più sinceri appassionati di ciclismo, faranno anche del 2026 tutta un’Olimpiade.
Sarà ogni volta una festa anche per me. E ogni volta mi correrà il ricordo su Francesco Bernardelli (scomparso nell’estate 2023), il più recente grande animatore del ciclismo minore lodigiano, col quale ho fatto in tempo a condividere il piacere che ci offre questo ciclismo maggiore con Pogacar. Perché entrambi, al pari di altri tanti, abbiamo avuto una pallidissima idea di cosa poteva provare Pantani, e provi oggi Pogacar, pedalando davanti a tutti e tra la gente. Da giovane, poi, personalmente, per essere stato capace di un’impresa solitaria in montagna, nel ciclismo minore, perché gli altri hanno sbagliato strada. E poi per aver vinto, perfino al debutto da corridore, perché mancava alla società un componente per poter partecipare a una cronometro a squadra.
Giuseppe Pratissoli
Montanaso Lombardo
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