Giancarlo Votta, una vita spesa per l’ambiente

Giancarlo Votta, una vita spesa per l’ambiente

Il ricordo dell’appassionato difensore dei fontanili di Dovera

 È scomparso pochi giorni fa Giancarlo Votta, una persona che ha lavorato molto per gli altri, e in particolare per l’ambiente del Lodigiano e del Cremasco. Giancarlo è stato l’ideatore e infaticabile promotore di tutte le iniziative per la difesa dei fontanili di quella parte di territorio ancora pregiato fra Cremasco e Lodigiano, a cui ha dedicato almeno 30 anni della su vita. Ha curato il censimento dei fontanili, ha disegnato il reticolo irriguo in decine se non un centinaio di mappe certosine, è stato fra i fondatori dell’Associazione Amici dei Fontanili, un supporto di competenze alla creazione del Parco Intercomunale del fiume Tormo.

È stato una guardia ecologica del Parco Adda Sud, alcuni frutti del suo lavoro si possono leggere in alcuni volumi di cui è stato co-autore, “Fontanili e acque sorgive del Parco Regionale Adda Sud” e “Le libellule del Parco Adda Sud”, scaricabili dal sito del Parco Adda Sud.

Giancarlo abitava a Dovera, dove è stato a lungo il punto di riferimento delle forze progressiste. Una storia di militanza iniziata nel PCI e proseguita nel nome di attaccamento alla “ditta”; una storia di integrità, di illusioni e disillusioni. Il suo impegno era garantito, costante, fatto di giornate a volantinare, a distribuire giornali, ad organizzare riunioni e raccogliere firme e compilare moduli elettorali, a portare i piatti alla Festa dell’Unità; fatto di candidature, di presidio ai seggi e sedute di Consigliere comunale. La politica quella vera, di chi chiede poco e dona molto.

Giancarlo sapeva dirti il nome di tutti gli alberi e degli arbusti, e il tipo di libellule. Di una roggia, ti spiegava da dove arrivava l’acqua e dove finiva (le sue mappe colorate partivano da Arzago e arrivavano all’Adda). Ed era soddisfatto per le opere che sono state fatte per valorizzare i fontanili del suo territorio.

L’ultima volta l’ho incontrato una domenica mattina della scorsa estate in piazza a Lodi, era vestito da guardia ecologica e aveva diritto di andarne fiero. Era davvero un difensore della natura. Come sempre, se si parlava di come vanno le cose ti diceva “guarda è uno schifo, sempre peggio”, ma riusciva sempre a dirlo con un lieve sorriso, ancora non rassegnato, e ti diceva bravo se ti vedeva impegnato.

C’è chi dice che l’origine di questo virus che sta sconvolgendo le nostre vite è nella profonda alterazione che gli esseri umani hanno dato agli equilibri ecologici dell’ambiente in cui vivono, al rapporto predatorio verso le altre specie viventi e all’uso indiscriminato delle risorse naturali. Dopo tante sconfitte, perché di questo si è trattato (non solo politiche, per il ventennio berlusconiano, ma per l’ambiente, gli impatti della cementificazione crescente, in particolare sulla fascia dei fontanili dai lavori per BreBeMi, TEM e superstrada Paullese) è triste pensare che anche Giancarlo ha perso la sua lotta contro questo virus. Ma chi l’ha conosciuto sa che un modo per ricordarlo che gli sarebbe piaciuto è quello di continuare a proteggere i fontanili e le libellule.

 Stefano Caserini

Lodi


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