«Calcio, un mondo, infarcito di miliardi, dove lo sport, quello vero, è residuale»
LA LETTERA DI STEFANO TARAVELLA La differenza abissale con il football che si gioca in oratorio
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Nella scorse settimane abbiamo fatto una scorpacciata di calcio in Tv. Nonostante la nostra Nazionale fosse lontana da quei campi, in ogni ora del giorno e della notte la Tv di Stato ci propinava partite e trasmissioni di commento.
“Basta non guardarle”, mi sono sentito rispondere un giorno in casa, allorché mi lamentavo, più che delle partite, dei dopo-partita, in larga misura ripetitivi e stucchevoli. Tuttavia, anche se distrattamente, venivo via via preso dal torneo mentre si avviluppava verso la finale. Il tutto, non senza un certo disappunto da parte mia, per questo mondo, infarcito di miliardi, di politica e di affari, dove lo sport, quello vero, è residuale. Quel calcio, senza passare per chi ha la puzza sotto il naso, mi interessa poco, anche se pur essendo stato una schiappa matricolata, da ragazzo ho sempre giocato a pallone.
E proprio questo mi è venuto in mente, per un lavoro che sto facendo sui Valori essenziali, prendendo spunto da una poesia di Erri De Luca, che in un verso afferma: “Considero valore il vino, finchè dura il pasto”. Senza fare il nostalgico dei bei tempi di una volta (tali soprattutto perchè erano gli anni della gioventù), non ho potuto non fare un paragone tra il mondo del calcio miliardario e quello del pallone all’oratorio, ai miei tempi, come adesso. Ho chiamato allora un mister di una squadra di calcio giovanile, che vedo seguire bambinetti de 8/10 anni quando porto mio nipote all’oratorio di S.Bernardo per gli allenamenti, e spiegandogli brevemente il tutto gli ho chiesto: “Saresti disponibile a tenere un incontro con me sul tema Considero valore il calcio, finchè dura in oratorio?”. Gigi, svelto di pensiero come di gambe, senza esitazione alcuna, ha risposto: “Anche si, molto volentieri, grazie”.
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