«Auto danneggiate, è importante far capire agli autori la gravità del gesto»

LA LETTERA Lodi, dopo i vandalismi di Capodanno

Come da tradizione di famiglia, al risveglio del 1 gennaio ho aperto le finestre guardando se ci fossero dei passanti. La tradizione dice che vedere casualmente qualcuno del sesso opposto risulta di buon auspicio. Purtroppo quest’anno la mia attenzione è stata dirottata sul finestrino della mia auto completamente distrutto.

Forse un atto vandalico? Un gesto completamente gratuito perché in auto non ho nulla. Guardandomi intorno, vedo diversi vetri infranti a terra e capisco che non sono stato l’unica vittima della nottata. Scendo di corsa poiché le mie auto parcheggiate in strada erano due e sarebbe stata veramente la beffa di capodanno subire dei danni su entrambe. Il destino ha voluto che una delle due fosse stata risparmiata, così, per caso.

Dopo l’arrabbiatura iniziale, subentrano una serie di pensieri consolatori: potevano danneggiare entrambe le auto o addirittura entrarmi in casa. Mi ripeto che nella sfortuna mi è andata bene.

Quando iniziano a passare per strada i miei vicini, il sentimento è lo stesso: “Mi dispiace tanto”, mi dicono, “fortunatamente è solo un finestrino. Pensa che all’auto a fianco alla tua hanno preso le chiavi di casa che erano a bordo ed hanno cercato sul libretto l’indirizzo del proprietario. Questa mattina tra denunce e cambi di serrature se la sono vista brutta”.

Anche qualche amico mi ha detto che un finestrino si può sempre riparare, lasciandomi intendere che le cose gravi sono ben altre.

Ed in effetti è vero.

Le malattie, i casi drammatici di cronaca di capodanno, le guerre, le ingiustizie e le cattiverie in giro per il mondo non conoscono periodi di festa e non sono nemmeno lontanamente paragonabili per gravità.

Più per senso civico che per senso di protezione, vado a fare la denuncia tornando, però, ancora più sconsolato: faccio presente all’agente con cui parlo che spesso ci si sente nella terra di nessuno, soprattutto in alcune zone della città. In tutta risposta ricevo delle considerazioni sul fatto che se fosse per lui aumenterebbe le ronde di pattuglia, installerebbe qualche telecamera o qualcosa di simile. Vabbè.

Intendiamoci, credo nelle istituzioni e non ho mai percepito Lodi o il mio quartiere come un posto pericoloso, ma la sensazione di insicurezza dipende tanto anche dall’essere protagonista o meno di situazioni spiacevoli. In ogni caso penso che sia comunque sbagliato rassegnarsi.

Io non so chi sia stato a danneggiare la mia auto ed altre decine scelte senza un motivo. Per quel che ne so, potrebbe essere stato un anziano signore arrabbiato con le macchine che, a detta sua, rovinano il mondo. Oppure qualche ragazzino di famiglia “bene” di Lodi annoiato in una notte di trasgressione. O ancora qualche maranza, come si dice ora, con l’intenzione di rubare qualche cosa a bordo o per dimostrare un potere nei confronti di chi non è ritenuto sufficientemente duro e forte come loro.

La società evolve grazie alla cultura diffusa, all’integrazione, al valore della scuola che educa anche ad essere dei buoni cittadini oltre che a dare delle nozioni. Queste però sono azioni di medio o forse lungo termine.

La mia riflessione è invece sul fatto che una persona che compie un gesto sbagliato verso un’altra persona o verso un bene pubblico deve sapere che quello che le sue azioni hanno una gravità e soprattutto delle conseguenze per chi le riceve ma anche per chi le compie. E questo, non in base a schieramenti politici ma per buonsenso. Anzi mi rattrista vedere schieramenti politici che, su una questione di società civile, dicano uno l’esatto contrario dell’altro facendo apparire il fine comune come l’ultima delle preoccupazioni.

Diciamoci la verità, il concetto di bene privato e bene pubblico si consolida soprattutto dopo una vita di lavoro, in cui giorno dopo giorno fai la tua parte per contribuire a te stesso, ai tuoi cari ed alla società. Da giovane non hai ancora quel senso di responsabilità e ci sta. Anche io in gioventù ho scritto su una panchina il nome di una ragazza, ma rompere 20 o 30 finestrini deliberatamente è un’altra cosa.

Concludo ammettendo che non ho una ricetta per situazioni così complesse. Ritorno però sul concetto che, alla base della correzione di un atteggiamento, c’è il far capire la gravità del gesto a chi lo commette, c’è l’obbligo di un’attribuzione di responsabilità diretta e non solo dei genitori o della famiglia ma la necessità di pagarne personalmente le conseguenze. Il tutto in modo commisurato, intendiamoci, magari anche solo ripulendo la città per qualche fine settimana, vetri dei finestrini infranti compresi.

Costantino Devecchi - Lodi

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