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Riciclo della plastica: perché non basta
(e cosa possiamo fare con l’acqua di casa)

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Dal 9% di riciclo mondiale al 50% italiano: i numeri dicono che la raccolta differenziata della plastica non basta. E l’acqua che beviamo ogni giorno è il punto da cui partire per combattere il problema
Il gesto è ormai automatico: finita la bottiglia, la si schiaccia e la si getta nel contenitore giusto. Ci sentiamo in pace con il pianeta. I numeri, però, raccontano una storia meno rassicurante di quella che ci siamo abituati a credere.

Riciclare serve, ma non basta

Su scala globale, secondo l’OCSE, nel 2019 è stato riciclato soltanto il 9% dei rifiuti di plastica: il 19% è stato incenerito, circa la metà è finita in discarica e il 22% è stato gestito in modo scorretto, cioè disperso nell’ambiente.
L’Italia fa molto meglio. Nel 2024 ha riciclato il 50,1% degli imballaggi in plastica, contro il 42,4% della media europea (Eurostat). È un risultato da riconoscere, ma significa anche che l’altra metà non torna in circolo. Il confronto va letto con cautela: il dato mondiale riguarda tutta la plastica, quelli europei e italiani solo gli imballaggi, con metodi di calcolo diversi. Il quadro, però, è chiaro.
Nell’Unione europea ogni cittadino ha generato nel 2024 circa 35,9 kg di rifiuti di imballaggi in plastica e ne ha riciclati 15,3. In dieci anni quelli prodotti sono cresciuti di 6,1 kg a testa, quelli riciclati di 3,4: il riciclo corre, ma i rifiuti corrono più in fretta. Non a caso, secondo Plastics Europe, la quota di plastica circolare nella produzione europea è ferma al 15,4%.

Infografica: il riciclo a confronto tra mondo, Unione europea e Italia (OCSE, Eurostat).

Un conto che arriva fino alla salute

La plastica non è solo un problema di oceani e spiagge. Il Lancet Countdown on health and plastics (2025), la definisce un pericolo grave, crescente e poco riconosciuto per la salute, con perdite economiche legate alla salute superiori a 1.500 miliardi di dollari l’anno. Il dato riguarda l’intero ciclo di vita della plastica, non le sole bottiglie, ma ricorda che il tema ci riguarda da vicino.
Le microplastiche sono state rilevate anche nell’acqua potabile, sia in bottiglia, sia di rubinetto. Una stima pubblicata nel 2019 su Environmental Science & Technology calcola che chi beve solo acqua in bottiglia ne ingerisca circa 90.000 in più all’anno rispetto a chi beve solo acqua di rete. Certo, l’Organizzazione mondiale della sanità, nel suo rapporto del 2019, giudica basso il rischio per la salute umana derivato dalle microplastiche alle concentrazioni odierne, ma precisando anche che occorre approfondire le ricerche.
Non è il caso di farsi prendere dal panico, ma si tratta di motivazioni valide per applicare un semplice principio di precauzione: se un’esposizione si può ridurre con una scelta quotidiana, vale la pena considerarla.

L’Italia e la sua sete di bottiglie

Nel 2024 ogni italiano ha consumato in media 257 litri di acqua minerale, contro i 65 del 1985 (Università di Padova, Il Bo Live). Eppure l’acqua del rubinetto è sottoposta a controlli regolari: il D.Lgs. 18/2023 impone ai gestori di garantirne la qualità e di informare gli utenti almeno una volta all’anno. Secondo l’Istat, tuttavia, nel 2025 tre famiglie su dieci dichiarano di non fidarsi a berla.
La fiducia dipende spesso dal sapore sgradevole e dall’odore di cloro, o ancora dal timore dei residui rilasciati dalle vecchie tubature. La norma, infatti, considera rispettati gli obblighi del gestore quando i parametri sono conformi al punto di consegna: ciò che accade dopo, nell’impianto dell’edificio e dell’appartamento, non viene monitorato.
Un esempio concreto: una famiglia di tre persone che beve due litri d’acqua al giorno a testa consuma circa 2.190 litri l’anno, ovvero sia quasi 1.500 bottiglie da un litro e mezzo da acquistare, trasportare, stoccare e smaltire. E questa fatica si riflette negativamente anche sull’economia familiare, con una spesa annuale che può superare i 400 euro.

Dal rubinetto alla soluzione

Se riciclare non basta, l’intervento più efficace è uno solo: produrre meno rifiuti all’origine. Per l’acqua significa partire da quella di casa, migliorandola dove serve. Un depuratore domestico agisce proprio nel punto in cui l’acqua viene bevuta: riduce cloro e sapori sgradevoli, e a seconda del modello specifico trattiene diversi tipi di residui e contaminanti (come piombo, nitrati, arsenico e batteri), annullando la necessità di acquistare bottiglie.
Attenzione però: non tutti i filtri sono uguali. Uno studio della Duke University ha rilevato che osmosi inversa e sistemi a due stadi riducono i PFAS del 94% o più, mentre altri dispositivi si sono rivelati meno efficaci. La differenza, poi, la fanno la qualità dell’impianto, la corretta installazione e la manutenzione agli intervalli previsti nel tempo.
È qui che entra in gioco MAC Termoacque, azienda radicata nel Lodigiano, con sede a Lodi e un secondo showroom anche a Crema. I suoi tecnici seguono il cliente dalla consulenza iniziale al collaudo, con un unico referente, e restano al suo fianco con la manutenzione. Per capire se e quale depuratore abbia senso per la vostra casa, visitate mactermoacque.it o contattate MAC Termoacque.

Fonti
●OECD, Global Plastics Outlook (2022): https://www.oecd.org/en/about/news/press-releases/2022/02/plastic-pollution-is-growing-relentlessly-as-waste-management-and-recycling-fall-short.html
●Eurostat, Plastic packaging waste in the EU (22/10/2026): https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20261022-1
●ISPRA, Tasso di riciclaggio dei rifiuti di imballaggio: https://indicatoriambientali.isprambiente.it/it/rifiuti/tasso-di-riciclaggio-dei-rifiuti-di-imballaggio
●Plastics Europe, Plastics the Fast Facts 2025: https://plasticseurope.org/knowledge-hub/plastics-the-fast-facts-2025/
●The Lancet Countdown on health and plastics (2025): https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40769171/
●Cox et al., Human Consumption of Microplastics (2019): https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31184127/
●WHO, Microplastics in drinking-water (2019): https://www.who.int/publications/i/item/9789241516198
●Il Bo Live, Imbottigliati: il paradosso italiano dell’acqua minerale: https://ilbolive.unipd.it/it/news/societa/imbottigliati-paradosso-italiano-dellacqua
●Istat, Le statistiche sull’acqua (2026): https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/03/GMA2026_Focus_DEF.pdf
●ISS, Acqua: la legge e i controlli: https://www.iss.it/acqua-la-legge-e-i-controlli
●D.Lgs. 18/2023, qualità delle acque destinate al consumo umano: https://www.osservatorioagromafie.it/wp-content/uploads/sites/40/2023/03/Atti-D.lgs_.-n.-18-del-2023.pdf
●Duke University, Not all in-home drinking water filters remove PFAS: https://nicholas.duke.edu/news/not-all-home-drinking-water-filters-completely-remove-toxic-pfas
●US EPA, Drinking water filters certified to reduce PFAS: https://www.epa.gov/water-research/identifying-drinking-water-filters-certified-reduce-pfas
●D.Lgs. 176/2011, etichettatura acque minerali naturali: https://def.finanze.it/DocTribFrontend/getAttoNormativoDetail.do?ACTION=getArticolo&id=%7B2409364A-3FBD-4713-B3A2-7DB562BDC9DA%7D&codiceOrdinamento=200001200000000&articolo=Articolo%2012

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