I nuovi dipendenti valgono oro per il mondo dell’edilizia lodigiana

I fondi da investire ci sono, ma trovare lavoratori anche in questo settore è complicato

I nuovi dipendenti valgono oro per il mondo dell’edilizia lodigiana
I lavori eseguiti la scorsa estate per la posa di una nuova passerella tra piazza Castello e piazza Matteotti a Lodi

Volenterosi, con passione e con voglia di imparare, cercasi per un lavoro faticoso e difficile, in cantiere alle 7 del mattino con il freddo d’inverno e con il caldo soffocante d’estate, per 8 stancanti ore al giorno. E con la prospettiva di arrivare a essere autonomi nel lavoro solo dopo 2-3-4 anni, perché la formazione sul campo è dura e lunga.

Tanti soldi, pochi lavoratori

Le aziende edili del comparto delle opere infrastrutturali, pubbliche e private, hanno davanti a sé mesi e anni di molto lavoro grazie alla pioggia di fondi del Pnrr e del Piano di ripartenza regionale, ma hanno talmente pochi dipendenti da essere costretti in molti casi a rinunciare alle commesse. Per questo cercano figure formate e qualificate, escavatoristi, autisti di camion, capicantiere e geometri, e sono disposte a prendere in considerazione però anche ragazzi alle prime esperienze, purché fortemente motivati.

La “motivazione” conta

«La motivazione è fondamentale nel nostro settore, perché il lavoro è duro, è inutile negarlo, e spesso si lavora in condizioni difficili, al gelo d’inverno, sotto il sole cocente d’estate - spiega Sabrina Baronio, imprenditrice di Casalpusterlengo, presidente di Confartigianato Imprese della Provincia di Lodi, membro di giunta nazionale di Anaepa Confartigianato Edilizia -. Il nostro è un settore dove la formazione teorica è molta burocrazia e poca pratica, si impara davvero solo sul campo, e un operaio edile nel settore infrastrutture raggiunge un minimo di autonomia dopo un paio d’anni in cantiere. Per questo se non ci sono motivazioni e si pensa di passare da questo comparto per andare in altri, si butta via tempo in due, lavoratore e datore di lavoro. Oggi come oggi tutti cercano personale qualificato, ma c’è tale carenza che anche un giovane senza esperienza, ma davvero molto motivato e convinto, può trovare lavoro in fretta. Il problema è che, nonostante un compenso davvero appagante una volta diventati autonomi, difficilmente si trovano ragazzi disposti ad affrontare questi sacrifici: a Milano si è cercato di lanciare la scuola per edili, ma non si è riusciti a comporre nemmeno una classe».

Così le imprese del settore finiscono con il prendersi il personale l’un l’altra. «Negli ultimi 10 anni non sono cresciuti nuovi professionisti del settore, e quelli qualificati che ci sono, sono tentati dal mollare a causa della burocrazia, spesso inutile, che viene imposta, come per il rinnovo delle carta di qualificazione del conducente per i camion: mi chiedo che senso abbia che chi guida il camion magari da 10 o 20 anni, periodicamente ogni cinque anni debba fare 40 ore di formazione e aggiornamento per mantenere la patente - continua Sabrina Baronio -. Con il Covid, molti lavoratori dell’Est Europa, che spesso erano gli unici ad affacciarsi con reale volontà a questa professione, sono rientrati nei loro Paesi d’origine, e non hanno fatto più ritorno in Italia. Anzi, oggi assistiamo al fenomeno per cui questi lavoratori sono rientrati nel loro Paese e hanno aperto delle aziende là, e ora si offrono anche in Italia per i lavori».

Aziende a rischio

Il fenomeno è esteso a tutte le aziende del settore. In alcuni casi il problema è così sentito che, nei prossimi anni, a fronte del pensionamento dei lavoratori più maturi, il rischio è di assistere a una nuova moria di aziende, non più perché il lavoro manca, ma perché manca la manodopera. «Trovando le persone giuste assumeremmo anche domani - dice Nicola Sverzellati, imprenditore di San Rocco al Porto e referente lodigiano di Ance Assimpredil -. Le aziende lodigiane in generale non sono strutturate in modo da poter gestire tanti ingressi contemporaneamente, perché per ogni persona introdotta in cantiere è necessario un periodo di addestramento sul campo molto lungo. Ma c’è grande bisogno, soprattutto delle figure più qualificate, ma in parte anche di quelle generiche, purché disponibili ad apprendere e qualificarsi. Poi ogni azienda è diversa, fa lavori diversi e richiede requisiti diversi, ma in generale tutto il settore ha grande necessità di manodopera. Al momento il lavoro non manca, e le prospettive di medio periodo sono ancora quelle di una forte richiesta. Ma ci vogliono volontà, disponibilità e determinazione, se associate a qualche qualifica ancora decisamente meglio».

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