Ecco le professioni del futuro grazie alle innovazioni dell’agricoltura 4.0

Un settore che corre creando numerose opportunità di lavoro per i giovani

Ecco le professioni del futuro grazie alle innovazioni dell’agricoltura 4.0
La giovane Giulia Baronchelli dell’azienda agricola Baronchelli di Borgo San Giovanni, un’eccellenza sul territorio

««I lavori che ci saranno in agricoltura tra 5 o 10 anni oggi non ci sono, e forse nemmeno li immaginiamo tanto veloce corre il settore in termini di innovazione e tecnologia». Così introduce il tema delle nuove professioni agricole Antonello Risoli, dirigente scolastico dell’Istituto Tosi di Codogno, eccellenza lodigiana e lombarda per la formazione del settore agrario.

Agricoltura di precisione, robotizzazione della stalla, droni, colture idroponiche stanno rivoluzionando il lavoro sul campo, ma negli anni è cambiata radicalmente anche la filosofia d’impresa agricola, sempre più improntata a benessere animale e qualità. Una rivoluzione verso l’agricoltura 4.0 che oggi sembra inarrestabile, e alla quale si fatica a stare dietro in termini di formazione.

«Oggi gli istituti superiori devono fornire quelle conoscenze di base propedeutiche alle successive specializzazioni, con un occhio ai vecchi mestieri che stanno sparendo ma che in agricoltura servono ancora e con l’altro alle rivoluzioni tecnologiche che investono sempre di più tutti i settori, compresi zootecnia e agricoltura - dice Risoli -. Oggi a scuola abbiamo un piccolo caseificio pressoché completamente automatizzato, stiamo avviando e ci stiamo preparando sempre più a nuovi corsi per specializzazioni tecnologiche, come l’uso dei droni o le colture idroponiche, ma al tempo stesso abbiamo avviato un corso post-diploma per tecnico di lavorazione delle carni due anni fa su richiesta proprio di Federcarni, e i giovani ci chiedono corsi per la potatura, la mascalcia, banalmente l’uso degli attrezzi come la motosega».

Uno studio la cui componente pratica è sempre elevata. «Rimane sempre a mio avviso la necessità di abbinare la parte teorica a quella pratica e non a caso facciamo ogni anno tantissimi sforzi per mantenere l’azienda interna all’istituto: in tanti la stanno dismettendo perché è particolarmente impegnativa e onerosa, ma noi resistiamo - spiega il dirigente -. Del resto, si tenga presente che i programmi ministeriali sono fermi a una vecchia impostazione di scuola agraria, tutto quello che si fa per seguire innovazione e tecnologia arriva per nostra iniziativa».

Oggi d’altra parte studiare agraria significa aprirsi a una serie di possibilità ampie. «Dai contatti con i nostri diplomati abbiamo rilevato come il 50 per cento circa si rivolga poi a percorsi universitari, un 30-35 per cento a percorsi di formazione tecnica superiore Its e Ifts, un 20 per cento alle attività in azienda - continua Risoli -. C’è chi si perde per strada o chi poi finisce a lavorare in ambiti completamente diversi, ma sono pochissimi. La maggior parte si rivolge a professioni dell’ambito agricolo in senso molto lato, dalla stalla alla trasformazione dell’agro-alimentare. Proprio di recente abbiamo chiuso i percorsi Its per trasformazione casearia con 25 studenti che hanno superato brillantemente il corso e in molti casi stanno già lavorando in primarie aziende lattiero-caseario, come Galbani o Granarolo».

E gli studi in agraria non sono più una realtà chiusa solo per chi da quel mondo proviene o che con quel mondo ha a che fare. «Una volta la maggioranza dei nostri studenti proveniva da famiglie che avevano aziende agricole o comunque da chi in quel mondo in qualche modo c’era nato o era in stretto contatto - conclude Risoli -. Oggi è completamente stravolta quella realtà: solo il 20 per cento dei nostri studenti proviene da realtà che possono poi garantirgli uno sbocco professionale, o perché c’è alle spalle un’azienda di famiglia o perché comunque c’è un contatto forte con una realtà. La stragrande maggioranza dei nostri studenti oggi proviene da contesti completamente diversi, ma ha passione per questo mondo e ritiene di potervi trovare la propria strada. E un elemento che mi fa particolarmente piacere è che il 50 per cento del nostro corpo studentesco ormai è fatto da allieve, con una piacevole scoperta di questo mondo da parte della componente femminile».

Le professioni agricole in senso lato, dalla stalla alla fabbrica di trasformazione, trovano nel Lodigiano una straordinaria vetrina nella Fiera Agricola di Codogno, in scena la settimana prossima, occasione unica per assaporare il gusto dell’ambiente, conoscere dal vivo le professioni di oggi e domani, parlare con i professionisti del settore.

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