Tra Lodi e Abbadia c’è un sentiero che porta al paradiso delle libellule

Affascinante viaggio alla scoperta di un’oasi naturalistica che sorge nel cuore del Parco Adda Sud

Questa estate post Covid può essere un’occasione per conoscere meglio anche il territorio lodigiano, e tutte quelle piccole bellezze artistiche e naturalistiche che spesso snobbiamo a favore di luoghi esotici. Basta percorrere pochi chilometri, invece, per immergersi in un’atmosfera totalmente imprevista, come quella del Sentiero delle Libellule di Abbadia Cerreto, nel cuore del Parco AddaSud.

Il percorso comincia a poche centinaia di metri dall’antica abbazia: percorrendo a ritroso la strada principale del paese, si nota subito il cartello marrone che indica il sentiero. In realtà, la freccia è orientata nella direzione sbagliata, ma la strada bianca che si immerge nella campagna non consente di dubitare. Una seconda indicazione spiega che è consentito il passaggio soltanto a piedi o in bicicletta: è il momento di mettersi in cammino.

Si costeggiano campi di mais, si passa accanto a una cascina dove l’unico rumore è quello delle vacche che si muovono nella stalla, e ancora avanti si raggiunge un ponte in legno: sotto i piedi scorrono le acque lucide del Tormo, che striscia tra i prati verdissimi. A pensarci, è insolito vedere erba così verde in piena estate. Seguendo con lo sguardo il corpìso del fiumiciattolo, si nota in lontananza un recinto con dei cavalli, e sullo sfondo il campanile antico dell’abbazia, come un punto che interrompe l’immensa frase del cielo, un punto di riferimento secolare per chi vive in queste zone.

Ma immersi in questa contemplazione, è naturale chiedersi dove siano le libellule. Il timore è quello di aver sbagliato giornata, di aver sbagliato stagione. In realtà, si tratta semplicemente di abituare gli occhi a un guardare diverso. Invece di perdersi nel panorama infinito dei campi, bisogna mettere a fuoco i dettagli. Si scorgono così i piccoli insetti blu o verdi, cangianti, appoggiati a pochi centimetri dall’acqua, oppure intenti a volare con le ali che diventano una macchia veloce e indistinta. Ed ecco che, una volta avvistata la prima libellula, ci si trova circondati da questi animaletti così discreti, timidi, che non amano essere avvicinati, e che nella loro delicata armonia insegnano qualcosa sull’ecosistema in cui viviamo, dove la bellezza è quasi nascosta, si scorge all’improvviso, e ha bisogno di essere protetta.

Fatte le debite proporzioni, assomiglia alla valle delle farfalle di Rodi, dove migliaia di farfalle riposano quasi mimetizzate tra gli alberi. La differenza è che qui non ci sono turisti buzzurri pronti a lanciare sassi o urlare per spaventare e far alzare in volo le piccole creature. Qui si è immersi nel silenzio. Non quel silenzio nauseante e intriso di tensione con cui tutti hanno imparato a convivere nei mesi del lockdown, ma un silenzio finalmente carico di serenità e pace.

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